Archivio | dicembre, 2013

Domenica sera

19 Dic


Una cosa che cerco di non perdermi mai è la domenica sera di Tokyo. In una città dove il panorama è costituito da persone, il loro stato d’animo definisce l’atmosfera di ogni momento. Alla domenica sera c’è silenzio, tutti hanno il cuore oltre il fine-settimana, anche se al corpo manca ancora qualche ora per tramortirlo. Anche chi esce a cena o a bere ha un’aria un po’ dimessa, anzi forse solo trattenuta. Se posso, cerco di non perdermi mai la domenica sera di Tokyo, specie in autunno o in inverno. Quando con il freddo si ricomincia a ristorarsi e consolarsi con il bagno caldo prima di dormire, sudare, sostituire i liquidi del corpo. E alla fine rabboccarli con una birra deliziosa.

Mi è venuta in mente una cosa orribile che ho scritto in giapponese ormai sei anni fa. Ve la regalo, o lettori di pesceriso, fatene buon uso.

六月の夜の東京

目黒から根津、暖かい夜

駅の中で初夏の空気

電車

周りの人

野球の話したり、雑誌読んだり、友達と話したり

心はまだ週末にあるけど、体はもう仕事場へ向かっている。

近所、駅。

半分しか咲いてない紫陽花、緑

蚊取り線香の臭い 懐かしい夏のにおい。

今日僕も蚊取り線香買ってよかった。

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Ozu è vivo, viva Ozu!

1 Dic


Abitare a Tokyo è bello, soprattutto se per la commemorazione dei 110 anni dalla nascita di un regista proiettano in un cinemino una rassegna esauriente dei film. Il posto è una sala (piena) da 100 posti a Jimbocho, il quartiere dei librai, dei lettori irrecuperabili e degli intellettuali disadattati.

Per me Yasujiro Ozu è sempre stata una passione e un rifugio. I suoi film lenti mi consolano sempre, forse proprio per il ritmo che sembra noioso ma è risoluto, definitivo. Le storie sono prese dalla vita degli esseri umani comuni e vederli è come farsi restituire un pezzo di anima che non si sapeva di avere. L’aveva preso lui, Ozu.

Come primo film sono andato a vedere “C’era un padre” (父ありき), unico suo film realizzato durante la guerra. E mentre nell’Asia e nel mondo infuriano morte, distruzione e stupri, Ozu racconta a storia delicata di un vedovo e di suo figlio, di come le loro vite si incontrino e si allontanino molte volte lungo l’esistenza. Niente di speciale, oltre alle vicende degli esseri umani e dei loro sentimenti.

La pellicola è rovinatissima e a tratti l’audio è intellegibile a fatica: in alcune scene si rasenta il film muto, e qui emerge un lato formidabile di Ozu: l’audio quasi non serve. Nato quando il cinema era muto veramente, ha sempre fatto film in cui le inquadrature e le espressioni raccontano più e meglio dei dialoghi, e i movimenti del cuore dei personaggi quasi mai diventano parole. In poche altre culture questa poesia è messa in pratica come in quella giapponese, dove ascoltare e leggere ciò che si guarda è più importante che aprire la bocca. Penso che fino alla fine della rassegna quel cinemino mi vedrà molte altre volte, immerso nel godimento solitario nei pomeriggi di questo meraviglioso inverno tokyese.