Archive | novembre, 2012

Il tutto ascoltando le sonate di Domenico Scarlatti per clavicembalo

24 Nov

Da più di un mese a casa mia manca lo zucchero. All’inizio ho dimenticato di comprarlo, poi bevendo il caffelatte amaro la mattina e trovandolo buono, l’acquisto dello zucchero è passato fra le impellenze meno prioritarie, poi è uscito dalla lista delle cose da comprare. Adesso che mi sono ricordato che manca lo zucchero mi sembra di non farci più caso da un sacco di tempo. Lo zucchero non serve, pare. Certo, se avessi la passione di cucinare dolci sarebbe tutto un altro discorso, ma i dolci nemmeno li mangio così spesso.

Sono quasi sicuro che sia necessaria una certa quantità anagrafica per apprezzare la bontà totale di un minestrone. O forse è la vita in Giappone e il suo clima, che quando si raffredda fa venire voglia di onabe, un piatto incredibilmente semplice ma gratificante: ingredienti (verdura e pesce e carne) bolliti nell’acqua a volte con altri condimenti (salsa di soja, miso, ecc. fino a varianti eterodosse alla coreana o all’italiana con pomodoro o kimchi. sconsigliate) a volte così, al naturale. Si tolgono gli elementi mano a mano che sono cotti, direttamente dalla pentola che sobbolle sul tavolo, e si rabboccano fino a che si vuole. Si conclude con riso che assorbe il brodo ottenuto e l’aggiunta di uovo che si trasforma una stracciatella. Se continuo con questo amore per la semplicità fra qualche anno mangerò verdure amare crude ancora lorde della loro terra. A quel punto magari fermatemi e fatemi notare che non è maniera, dai.

La musica del titolo ascoltàtela, che è bella.

Coccole in vendita

21 Nov

Chi di voi si ciba di notiziole bizzarre sulla rete avrà incrociato questa: un locale in cui i clienti possono, pagando, andare a letto con delle ragazze. In questo caso l’espressione indica -caso rarissimo- esattamente quello che dice, non è l’eufemismo che è più usato del significato letterale. Stare sdraiati su un materasso accanto a una giovane donna. Il menù di questo locale di Akihabara comprende il semplice giacere con la ragazza, che costa circa 30 euro ogni 20 minuti, a cui si possono aggiungere le opzioni: testa della ragazza appoggiata sul braccio del cliente (3min/10€), pacchette coccolose sulla schiena (3min/10€), guardarsi negli occhi (1min/10€), massaggi, appoggiare la testa sul grembo e altro.

Quello che trovo stimolante della cultura giapponese è il suo continuo mettermi in scacco, proporre a un occidentale delle questioni che non rientrano facilmente nel suo campo di giudizio. Di fronte a un posto come questo c’è solo una domanda a cui potrei rispondere agevolmente: ci andrei mai? No, non mi interessa e mi metterebbe tremendamente a disagio. Ma potrei disprezzare uno che ci va? Non lo so, mi spaventerebbe, credo. E poi la domanda che forse risulta più urgente ai più: si tratta di prostituzione? Non ne sono sicuro ma opterei per il sì, ammesso che la prostituzione ha dei confini spesso opachi e sfuggenti. Però come per il sesso a pagamento il cliente prova piacere nel praticare un atto che normalmente si consuma tra amanti, anche in questo caffè delle coccole le ragazze concedono ai consumatori delle attenzioni che di solito si danno a una persona con cui si è legati affettivamente. Anzi, se ammettiamo che si può anche fare sesso senza amore, queste coccole (significativa l’opzione del guardarsi negli occhi, secondo me) sono di solito solo per LA persona che si ama; implicano e sottintendono affetto. Forse è questa esplorazione degli anfratti psichici maschili ad essere inquietante, e penso che in Giappone grazie all’assenza di forti tabù, si ammetta quasi tutto ciò a cui normalmente noi non avremmo nemmeno pensato.

Personalmente cerco di evitare i giudizi su queste questioni ogni volta che posso, ma -se volete- concludete pure che si tratta di depravazione, immoralità, mercimonio e quant’altro. Se però volete usare questa questione per attribuire giudizi di valore a una cultura, paragonatela con l’altro termine: come funziona e come si presenta la prostituzione fruita dai nostri connazionali? Ricordate di includere anche quella che avviene nei luoghi turistici in cui gli italiani vanno quasi solo per quello.

Tanto per darvi altre informazioni destabilizzanti: a me di questo posto me ne ha parlato per la prima volta una ragazza che la trovava molto divertente come idea, ed è stato presentato e recensito in vari programmi televisivi di intrattenimento anche alla mattina.
Se vi trovate a passare per Akihabara, questo è il posto.

Chi te l’ha chiesto? radio edit

8 Nov

Tokyo, Tokyo tower, Tokyo

È bello poter ascoltare una radio italiana dal Giappone. Quando poi questa radio ti chiama per una intervista sul Giappone prima uno è felice, poi un po’ scocciato perché nell’orario della diretta ha un impegno di lavoro. E non se ne fa niente. Allora poi visto che ha un blog risponde scrivendo alle domande che alla fine nessuno gli ha fatto.

Sono usciti degli articoli sul post-Fukushima, gli sprechi, gli errori, le reticenze, la disorganizzazione nella ricostruzione. Sembra che molti dei fondi stanziati per riparare ai danni di terremoto, tsunami e contaminazione radioattiva siano finiti in spese che con i disastri non avevano niente a che vedere. È molto difficile controllare direttamente, ma pare che questo punto di partenza sia, come spesso accade, esagerato e un po’ troppo massimalista. Temo che il desiderio di consolare tutti col pensiero da bar che “tutto il mondo è paese” abbia un poco preso il sopravvento.

Di sicuro ci sono stati sprechi e molte cose non hanno funzionato, a volte anche a causa della cattiva fede. In ogni caso, secondo me tutta questa situazione rivela un aspetto tipico del paese in cui abito: ci sono due entità che si muovono a velocità diverse e con diversi obiettivi: la società civile e le aziende da una parte e la politica dall’altra.

Immediatamente dopo il disastro di marzo 2011 si è visto che la gente comune ha reagito in modo solidale risparmiando l’energia elettrica, facendo volontariato, impegnandosi per risolvere i problemi affrontabili. Ma purtroppo per prendere delle decisioni di massima, per indicare la rotta durante la tempesta c’è bisogno di politici autorevoli, credibili e coraggiosi. A me sembra che questo sia un problema evidentissimo del Giappone: la classe politica è stata abituata ad assecondare i cambiamenti della dinamicissima economia del Paese, e spesso le leggi, le norme e le decisioni hanno seguito con grande ritardo lo sviluppo economico, culturale e sociale. È troppo normale e accettato assistere a scivoloni, errori marchiani e figuracce dei politici; potrei fare un elenco infinito, ma basta vedere le mosse intraprese nella questione delle isole contese con la Cina o la Corea, l’atteggiamento verso le basi militari americane, il ritardo biblico nelle norme che riguardano la società, i vuoti legislativi incomprensibili e, inevitabilmente, l’atteggiamento del tutto inadeguato per quanto riguarda le decisioni sul nucleare. C’è da dire che il partito di maggioranza attuale non ha esperienza di governo e ha vinto dopo quasi 70 anni di monopolio incontrastato del Jiminto, ma è anche vero che i giapponesi non hanno mai avuto fiducia nelle capacità decisionali dei governanti, e spesso ho l’impressione di trovarmi in una comunità che si autoregola, in cui le leggi della società sono più influenti del diritto scritto, della politica e dei tribunali. Non so se sia consolante, ma è meglio dell’idea grossolana che alla fine tutti rubbano.

Questo avrei detto alla radio, andando brutalmente fuori tema, credo.