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Domenica sera

19 Dic


Una cosa che cerco di non perdermi mai è la domenica sera di Tokyo. In una città dove il panorama è costituito da persone, il loro stato d’animo definisce l’atmosfera di ogni momento. Alla domenica sera c’è silenzio, tutti hanno il cuore oltre il fine-settimana, anche se al corpo manca ancora qualche ora per tramortirlo. Anche chi esce a cena o a bere ha un’aria un po’ dimessa, anzi forse solo trattenuta. Se posso, cerco di non perdermi mai la domenica sera di Tokyo, specie in autunno o in inverno. Quando con il freddo si ricomincia a ristorarsi e consolarsi con il bagno caldo prima di dormire, sudare, sostituire i liquidi del corpo. E alla fine rabboccarli con una birra deliziosa.

Mi è venuta in mente una cosa orribile che ho scritto in giapponese ormai sei anni fa. Ve la regalo, o lettori di pesceriso, fatene buon uso.

六月の夜の東京

目黒から根津、暖かい夜

駅の中で初夏の空気

電車

周りの人

野球の話したり、雑誌読んだり、友達と話したり

心はまだ週末にあるけど、体はもう仕事場へ向かっている。

近所、駅。

半分しか咲いてない紫陽花、緑

蚊取り線香の臭い 懐かしい夏のにおい。

今日僕も蚊取り線香買ってよかった。

Ozu è vivo, viva Ozu!

1 Dic


Abitare a Tokyo è bello, soprattutto se per la commemorazione dei 110 anni dalla nascita di un regista proiettano in un cinemino una rassegna esauriente dei film. Il posto è una sala (piena) da 100 posti a Jimbocho, il quartiere dei librai, dei lettori irrecuperabili e degli intellettuali disadattati.

Per me Yasujiro Ozu è sempre stata una passione e un rifugio. I suoi film lenti mi consolano sempre, forse proprio per il ritmo che sembra noioso ma è risoluto, definitivo. Le storie sono prese dalla vita degli esseri umani comuni e vederli è come farsi restituire un pezzo di anima che non si sapeva di avere. L’aveva preso lui, Ozu.

Come primo film sono andato a vedere “C’era un padre” (父ありき), unico suo film realizzato durante la guerra. E mentre nell’Asia e nel mondo infuriano morte, distruzione e stupri, Ozu racconta a storia delicata di un vedovo e di suo figlio, di come le loro vite si incontrino e si allontanino molte volte lungo l’esistenza. Niente di speciale, oltre alle vicende degli esseri umani e dei loro sentimenti.

La pellicola è rovinatissima e a tratti l’audio è intellegibile a fatica: in alcune scene si rasenta il film muto, e qui emerge un lato formidabile di Ozu: l’audio quasi non serve. Nato quando il cinema era muto veramente, ha sempre fatto film in cui le inquadrature e le espressioni raccontano più e meglio dei dialoghi, e i movimenti del cuore dei personaggi quasi mai diventano parole. In poche altre culture questa poesia è messa in pratica come in quella giapponese, dove ascoltare e leggere ciò che si guarda è più importante che aprire la bocca. Penso che fino alla fine della rassegna quel cinemino mi vedrà molte altre volte, immerso nel godimento solitario nei pomeriggi di questo meraviglioso inverno tokyese.

Rieccoci

16 Ott

Vòlvere

Non è facilissimo tornare nella mia città adottiva dopo essere stato quasi due mesi nella mia città di nascita. Specialmente se ricomincia l’autunno, se la luce è assorbita dal cielo e non ne arriva quasi per niente sulla terra. Ci si mette del tempo a riabituarsi, pedalando tra le zaffate di salsa di soja zuccherata che esce dalle migliaia di cucine, tra i taxi e i milioni di semafori, rossi. Non è agevole ritornare a una densità umana che si allontana molto dall’ideale distanza tra esseri viventi non insetti, alla comodità di negozi aperti tutto il giorno, tutta la notte, ma in cui niente è veramente buono. Eppure sono qui, siamo qui, a ricominciare e ad creare delle cose nuove.

il cielo sopra Narita al mio arrivo

È strano sentirsi diverso e straniero, anche nelle situazioni più inaspettate:

torno a casa in vespa dal lavoro e a un semaforo un posto di blocco mi adocchia e mi ferma. I tre poliziotti mi accerchiano, il più veterano:

  • sei straniero?

– sì, credo…

  • ci fai vedere la patente? E poi, anche se credo che vada tutto bene, ti faremo un test all’alito per capire se hai bevuto
  • sì. anche se sto tornando dal lavoro, non è che… insomma non faccio il sommelier.
  • ah. Bella, la vespa. È antica?
  • sssssì, abbastanza.

altra guardia, più giovane:

  • ma che marca è ‘sto motorino?

Io

  • Eh, Piaggio, è una casa italiana, fa la Vespa

il veterano:

  • ma come! la vespa! non la conosci? dài, la vespa! (e poi rivolto a me) Ah, vedo che qui l’adesivo dell’assicurazione è scaduto. Ma tu hai sicuramente solo dimenticato di attaccare quello nuovo, vero? capita spesso, è solo una dimenticanza, dico bene?
  • Ssssssssì…. (mentendo) infatti, ce l’ho a casa
  • Bene. Allora tutto apposto, puoi andare
  • Ma come, e il controllo dell’alcol?
  • Noooo, dai, sei pulito, si vede. Anzi, fai aaaaaah (avvicina il naso al mio cavo orale)
  • a
  • Sì, sì, vai, ciao, grande, buona serata, guida piano.

 

Ecco. Un bentornato a Tokyo dalle guardie

Idrangee

11 Giu

Da quando è cominciato ufficialmente lo tsuyu non ha piovuto quasi mai, cosa che preoccupa per la crescita del riso, eppure le ortensie tutte fiorite di fronte a casa mia non mentono: siamo nella stagione delle piogge.

Da un giorno all’altro non serve più il piumino la notte, gli abiti diventano di lino, le scuole non chiudono perché sono appena ricominciate.

La settimana scorsa mezza Tokyo si è fermata perché hanno trovato una bomba americana inesplosa dalla guerra. Ho pensato a Iraqueni o Afghani non ancora nati che fra 60 anni si troveranno di fronte a questi problemi. Cosa faranno? Quando ero alle medie è successa la stessa cosa a Udine. Siamo andati via con la macchina una domenica mattina, mi pare dai nonni.

La città che non dorme, quasi mai

21 Apr

Tokyo è la città in cui vorrei vivere più che in qualunque altro posto al mondo, e infatti ci abito. Si sta bene, è comoda e ben organizzata. C’è solo un grosso problema: se esci la sera sei in una costante condizione damoclea perché i trasporti smettono di muoversi verso mezzanotte, e prendere l’ultimo treno per casa significa quasi sempre schiacciarsi addosso a centinaia di persone spesso alterate dall’alcol, interagire con tantissimi altri corpi fuori controllo. Non esistono autobus notturni.

Le alternative, se si vuole stare fuori fino a un orario secondo me ideale (direi l’una o l’una e mezza) sono:

Il taxi, ma economicamente potrebbe essere impegnativo

La vespa, ma in questo caso non si può bere (giustissimamente le leggi sono ferree) nemmeno mezzo bicchiere di birra.

La bicicletta, ma da dove abito io a dove di solito la gente si trova per uscire ci si mettono 45 minuti. Non mi va di pedalare così tanto dopo una serata con gli amici. E nemmeno prima a dire il vero

Rimanere nella mia zona, cosa che faccio a volte ma che comunque non funziona per gli amici che devono comunque tornare a casa propria.

Stare fuori fino al primo treno che parte verso le 5 di mattina.

Tutto questo, pare, cambierà verso la fine di quest’anno, visto che il signo Abe vuole dare una pennellata di modernità e azionare degli autobus notturni che aiutino i poveri disgraziati che non si sono accorti che si stavano divertendo troppo. Si sono già levate voci di dissenso dalle seguenti categorie:

Proprietari di alberghi dell’amore (carnale) nei quali trovano ricovero le coppie sorprese dalla notte.

Proprietari di alberghi capsula, refugia peccatorum dei ceroni notturni all’ultimo stadio

Tassinari

Ragazzi che invitano a casa propria le ragazze e poi con la scusa che ormai non ci sono più treni ti devi fermare qui da me, tranquilla io dormo per terra e nemmeno ti tocco, ho anche il set per struccare.

Sarang he yo!

10 Apr

Quando non ci sono disastri naturali, ci pensa la politica internazionale.
Secondo il ministero della difesa, questa notte la possibilità che la Corea del Nord lanci un missile è molto alta.
Oggi ho fatto una passeggiata nella zona di Ichigaya, ma non ho visto i famosi lanciarazzi patriot di cui si parla nei tg, quelli che dovrebbero proteggere il ministero e Tokyo tutta.
È strana la sensazione di abitare al confine con un paese completamente imprevedibile e terrificante. Mi piacerebbe sapere che cosa pensa Kim Jong Un; che cosa nasconde quella sfumatura scombinata dei capelli. Forse il basket di Dennis Rodman e degli Harlem Globetrotters .

Vado a letto sperando di non svegliarmi in guerra, perché la guerra è un merda.

Molto zen

4 Apr

Oggi ha smesso di piovere dopo che lo ha fatto ininterrottamente per un tempo parsomi infinito, direi tre giorni. Poi il cielo si è schiarito, io mi trovavo in un palazzo alto vicino alla stazione centrale di Tokyo e ho visto la montagna. Era tra due palazzi, proprio dietro al parlamento. Lontano ma brillante nell’aria ventosa e pulita di fresco.

All’uscita dell’aeroporto di Narita c’è un giardino di sassi: uno di quei giardini che si vedono nei templi zen di Kyoto. Non è grande e a dire il vero è incassato tra la fermata degli autobus e la strada. Non si nota facilmente, ma è la prima cosa che c’è uscendo dall’edificio dell’aeroporto. Quello che mi colpisce è che, a quanto ne so, è l’unico giardinetto (anche se è praticamente uno spartitraffico) di questo genere in tutta Tokyo, non se ne trovano altri: è un artificio pensato -credo- per dare un sentore di giapponesità ai turisti che arrivano. Chi ha deciso di metterlo lì ha sicuramente voluto presentare il Giappone in modo chiaro, riconoscibile, iconografico, anche se in un certo modo artificiosamente ingannevole, perché uno spartitraffico davanti alla fermata del bus e il giardino di un tempio buddhista non hanno niente in comune. Eppure questa apparente incongruenza svela, forse involontariamente, molte cose del Giappone e dei suoi abitanti, e credo che averla notata dopo tanti anni di partenze e arrivi non sia un caso.