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Domenica sera

19 Dic


Una cosa che cerco di non perdermi mai è la domenica sera di Tokyo. In una città dove il panorama è costituito da persone, il loro stato d’animo definisce l’atmosfera di ogni momento. Alla domenica sera c’è silenzio, tutti hanno il cuore oltre il fine-settimana, anche se al corpo manca ancora qualche ora per tramortirlo. Anche chi esce a cena o a bere ha un’aria un po’ dimessa, anzi forse solo trattenuta. Se posso, cerco di non perdermi mai la domenica sera di Tokyo, specie in autunno o in inverno. Quando con il freddo si ricomincia a ristorarsi e consolarsi con il bagno caldo prima di dormire, sudare, sostituire i liquidi del corpo. E alla fine rabboccarli con una birra deliziosa.

Mi è venuta in mente una cosa orribile che ho scritto in giapponese ormai sei anni fa. Ve la regalo, o lettori di pesceriso, fatene buon uso.

六月の夜の東京

目黒から根津、暖かい夜

駅の中で初夏の空気

電車

周りの人

野球の話したり、雑誌読んだり、友達と話したり

心はまだ週末にあるけど、体はもう仕事場へ向かっている。

近所、駅。

半分しか咲いてない紫陽花、緑

蚊取り線香の臭い 懐かしい夏のにおい。

今日僕も蚊取り線香買ってよかった。

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La piccola guida alpina di pesceriso: il Kurofu Yama

31 Ott

La giornata più lunga. Io e un mio amico partiamo da Tokyo alle 3 e mezza di mattina di un mercoledì. Direzione nord-ovest, verso il blocco del Kurofu Yama. C’è un trucco per scegliere le montagne da scalare in Giappone: provare a chiedere alla gente se le conosce. In caso affermativo tocca rassegnarsi a camminare mettendosi in fila come se si fosse alla cassa del supermercato (questo succede ad esempio sul mitico monte Fuji), se invece il posto è sconosciuto a tutti, benissimo: si può partire.

Il percorso che facciamo non è lungo o particolarmente duro, ma la vista è meravigliosa e in continuo mutamento. Arriviamo al parcheggio all’alba e lasciamo la Panda 4X4 che ci ha portato per 3 ore da Tokyo sull’autostrada deserta. Perché questo mio amico giapponese ha una Fiat panda 4X4? Non lo so, forse non ci sta del tutto con la testa. Si parte e si arriva sulla cima del monte Kurofu che la nebbia mattutina si è completamente diradata. Vediamo di fronte a noi uno spettacolo maestoso: il vulcano Asama. Poi passiamo per altre cime tutte attorno ai 2400 metri, come quella chiamata ossa di serpente da cui si vede tutta la vallata. Scendiamo poi all’interno della valle passando davanti a una parete su cui verrebbe benissimo una bella ferrata. Pare che in Giappone non sia così diffusa, anche il nome è mutuato direttamente dall’Italiano: via ferrata.

La presenza del vulcano è affascinante e un po’ spaventosa per uno abituato alle alpi italiane. Uno sbuffo di fumo bianco, denso, esce a ciclo continuo dalla sommità, sulle pareti inclinate dolcemente non cresce la vegetazione e lui, il vulcano, mostra la sua terra cruda, marrone-rossiccia. Si percepisce un senso di morte incombente, controbilanciato dall’altro lato della valle, dove le rocce scure si alternano con fiancate coperte di boschi di conifere poeticamente addolciti dai colori autunnali. È una valle in cui la vita e la sua negazione si guardano in faccia. E starci in mezzo è bello in un modo strano, che incute rispetto. Ho avuto l’impressione che le montagne da noi in Italia siano un luogo destinato alla vita degli uomini, di chi le sceglie come casa, invece qui chi ci abita sono gli spiriti dei sennin, degli oni, dei tengu e delle altre creature mitologiche. Non ci sono paesini di montagna, non ci sono malghe, vacche o rifugi, e in alcune zone si sente l’odore sulfureo del sottosuolo, le rocce che affiorano sono di un giallo irreale, e l’erba non si azzarda a crescere. C’è solo la natura incontrollabile, e i cartelli fanno presente che il vulcano potrebbe eruttare in qualsiasi momento.

Dopo aver riscavallato la valle in un altro punto, non resta che finire la gita con una immersione nelle terme naturali, medicina per il corpo, per la pelle e per il cuore. Adesso sono pronto a tornare a Tokyo, il posto più affollato che abbiate mai visto.

Questo il percorso

Rieccoci

16 Ott

Vòlvere

Non è facilissimo tornare nella mia città adottiva dopo essere stato quasi due mesi nella mia città di nascita. Specialmente se ricomincia l’autunno, se la luce è assorbita dal cielo e non ne arriva quasi per niente sulla terra. Ci si mette del tempo a riabituarsi, pedalando tra le zaffate di salsa di soja zuccherata che esce dalle migliaia di cucine, tra i taxi e i milioni di semafori, rossi. Non è agevole ritornare a una densità umana che si allontana molto dall’ideale distanza tra esseri viventi non insetti, alla comodità di negozi aperti tutto il giorno, tutta la notte, ma in cui niente è veramente buono. Eppure sono qui, siamo qui, a ricominciare e ad creare delle cose nuove.

il cielo sopra Narita al mio arrivo

È strano sentirsi diverso e straniero, anche nelle situazioni più inaspettate:

torno a casa in vespa dal lavoro e a un semaforo un posto di blocco mi adocchia e mi ferma. I tre poliziotti mi accerchiano, il più veterano:

  • sei straniero?

– sì, credo…

  • ci fai vedere la patente? E poi, anche se credo che vada tutto bene, ti faremo un test all’alito per capire se hai bevuto
  • sì. anche se sto tornando dal lavoro, non è che… insomma non faccio il sommelier.
  • ah. Bella, la vespa. È antica?
  • sssssì, abbastanza.

altra guardia, più giovane:

  • ma che marca è ‘sto motorino?

Io

  • Eh, Piaggio, è una casa italiana, fa la Vespa

il veterano:

  • ma come! la vespa! non la conosci? dài, la vespa! (e poi rivolto a me) Ah, vedo che qui l’adesivo dell’assicurazione è scaduto. Ma tu hai sicuramente solo dimenticato di attaccare quello nuovo, vero? capita spesso, è solo una dimenticanza, dico bene?
  • Ssssssssì…. (mentendo) infatti, ce l’ho a casa
  • Bene. Allora tutto apposto, puoi andare
  • Ma come, e il controllo dell’alcol?
  • Noooo, dai, sei pulito, si vede. Anzi, fai aaaaaah (avvicina il naso al mio cavo orale)
  • a
  • Sì, sì, vai, ciao, grande, buona serata, guida piano.

 

Ecco. Un bentornato a Tokyo dalle guardie

Sarang he yo!

10 Apr

Quando non ci sono disastri naturali, ci pensa la politica internazionale.
Secondo il ministero della difesa, questa notte la possibilità che la Corea del Nord lanci un missile è molto alta.
Oggi ho fatto una passeggiata nella zona di Ichigaya, ma non ho visto i famosi lanciarazzi patriot di cui si parla nei tg, quelli che dovrebbero proteggere il ministero e Tokyo tutta.
È strana la sensazione di abitare al confine con un paese completamente imprevedibile e terrificante. Mi piacerebbe sapere che cosa pensa Kim Jong Un; che cosa nasconde quella sfumatura scombinata dei capelli. Forse il basket di Dennis Rodman e degli Harlem Globetrotters .

Vado a letto sperando di non svegliarmi in guerra, perché la guerra è un merda.

櫻=ciliegi

26 Mar

È retorico e smielato, ma pazienza.

Sono fioriti i ciliegi, e c’è sempre qualcosa di miracoloso, in un posto dove gli eventi naturali sono troppo estremi, minacciosi, l’inverno è lungo, freddo ma finisce con un’esplosione sfacciata. Che mette nella gente la meraviglia e un po’ di allegria, a forza ce le mette.

Quest’anno i sakura hanno deciso di aprirsi quasi due settimane in anticipo rispetto al solito, e non tutti sono riusciti ad organizzare il picnic tradizionale. Bere in amicizia è bello, ma in questi giorni tutto quello che normalmente non lo sarebbe diventa piacevole da vedere, nonostante sia tornato immediatamente un freddo incongruente, nonostante il grigiore del cielo che tenta di spegnere i colori. Mi piace girare Tokyo da solo in bici, cercare le macchie bianche di petali, e scoprire che degli alberi a cui non avevo mai fatto caso si stanno godendo quei 5 giorni annuali di gloria. Dopo tutto questo tempo passato in Giappone comincio a chiedermi come aspettare la primavera senza un evento tanto incontrovertibile come la fioritura dei ciliegi.

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undici marzo

11 Mar


Due anni fa.

Mi ricordo bene tutto, c’è stata la scossa disumana, uno spaventato mai immaginato prima, e poi le notizie e le immagini inverosimili del maremoto, decine di migliaia di morti. E ancora il problema della centrale di Fukushima. Le scosse che continuano, ancora paura e discorsi con gli amici, cosa fare oltre a darsi coraggio. Oltre all’esperienza diretta, che per uno che abita a Tokyo non è stata così distruttiva, ho sentito le storie di chi si è ritrovato coinvolto da vicino. Un mio amico lavora alla Tepco ed è stato mandato a riparare la centrale nucleare nei giorni del disastro. Io ho visitato una città completamente rasa al suolo dallo tsunami: Kamaishi. Ho conosciuto famiglie i cui membri si sono salvati per un pelo o sono stati risucchiati dall’oceano, che hanno perso la casa e i risparmi di una vita. Nei mesi seguenti molte persone che conosco se ne sono andate da Tokyo o proprio dal Giappone, preoccupate per le radiazioni, stanche di dover vagliare le zone di produzione di ogni alimento, scettiche sulle misure di sicurezza e sulla sincerità di governo e istituzioni. Io sono rimasto, in un certo senso confortato dalla forza di reazione che i giapponesi hanno dimostrato in una situazione tanto spaventosa. Nel frattempo tutto si è depositato e lo si vede in prospettiva, in questi due anni sono arrivate centinaia di terremoti, i tifoni e la neve hanno provocato altre morti, la natura e la geografia si sono premurate di ricordare ai giapponesi che vivono in un posto arduo, anche nel 2013. Eppure tutto continua, i pruni sono già imbiancati e i ciliegi si preparano per l’esplosione, incuranti degli anniversari. Pace a chi se ne è andato e a chi rimane.

Chi te l’ha chiesto? radio edit

8 Nov

Tokyo, Tokyo tower, Tokyo

È bello poter ascoltare una radio italiana dal Giappone. Quando poi questa radio ti chiama per una intervista sul Giappone prima uno è felice, poi un po’ scocciato perché nell’orario della diretta ha un impegno di lavoro. E non se ne fa niente. Allora poi visto che ha un blog risponde scrivendo alle domande che alla fine nessuno gli ha fatto.

Sono usciti degli articoli sul post-Fukushima, gli sprechi, gli errori, le reticenze, la disorganizzazione nella ricostruzione. Sembra che molti dei fondi stanziati per riparare ai danni di terremoto, tsunami e contaminazione radioattiva siano finiti in spese che con i disastri non avevano niente a che vedere. È molto difficile controllare direttamente, ma pare che questo punto di partenza sia, come spesso accade, esagerato e un po’ troppo massimalista. Temo che il desiderio di consolare tutti col pensiero da bar che “tutto il mondo è paese” abbia un poco preso il sopravvento.

Di sicuro ci sono stati sprechi e molte cose non hanno funzionato, a volte anche a causa della cattiva fede. In ogni caso, secondo me tutta questa situazione rivela un aspetto tipico del paese in cui abito: ci sono due entità che si muovono a velocità diverse e con diversi obiettivi: la società civile e le aziende da una parte e la politica dall’altra.

Immediatamente dopo il disastro di marzo 2011 si è visto che la gente comune ha reagito in modo solidale risparmiando l’energia elettrica, facendo volontariato, impegnandosi per risolvere i problemi affrontabili. Ma purtroppo per prendere delle decisioni di massima, per indicare la rotta durante la tempesta c’è bisogno di politici autorevoli, credibili e coraggiosi. A me sembra che questo sia un problema evidentissimo del Giappone: la classe politica è stata abituata ad assecondare i cambiamenti della dinamicissima economia del Paese, e spesso le leggi, le norme e le decisioni hanno seguito con grande ritardo lo sviluppo economico, culturale e sociale. È troppo normale e accettato assistere a scivoloni, errori marchiani e figuracce dei politici; potrei fare un elenco infinito, ma basta vedere le mosse intraprese nella questione delle isole contese con la Cina o la Corea, l’atteggiamento verso le basi militari americane, il ritardo biblico nelle norme che riguardano la società, i vuoti legislativi incomprensibili e, inevitabilmente, l’atteggiamento del tutto inadeguato per quanto riguarda le decisioni sul nucleare. C’è da dire che il partito di maggioranza attuale non ha esperienza di governo e ha vinto dopo quasi 70 anni di monopolio incontrastato del Jiminto, ma è anche vero che i giapponesi non hanno mai avuto fiducia nelle capacità decisionali dei governanti, e spesso ho l’impressione di trovarmi in una comunità che si autoregola, in cui le leggi della società sono più influenti del diritto scritto, della politica e dei tribunali. Non so se sia consolante, ma è meglio dell’idea grossolana che alla fine tutti rubbano.

Questo avrei detto alla radio, andando brutalmente fuori tema, credo.