Archive | marzo, 2013

櫻=ciliegi

26 Mar

È retorico e smielato, ma pazienza.

Sono fioriti i ciliegi, e c’è sempre qualcosa di miracoloso, in un posto dove gli eventi naturali sono troppo estremi, minacciosi, l’inverno è lungo, freddo ma finisce con un’esplosione sfacciata. Che mette nella gente la meraviglia e un po’ di allegria, a forza ce le mette.

Quest’anno i sakura hanno deciso di aprirsi quasi due settimane in anticipo rispetto al solito, e non tutti sono riusciti ad organizzare il picnic tradizionale. Bere in amicizia è bello, ma in questi giorni tutto quello che normalmente non lo sarebbe diventa piacevole da vedere, nonostante sia tornato immediatamente un freddo incongruente, nonostante il grigiore del cielo che tenta di spegnere i colori. Mi piace girare Tokyo da solo in bici, cercare le macchie bianche di petali, e scoprire che degli alberi a cui non avevo mai fatto caso si stanno godendo quei 5 giorni annuali di gloria. Dopo tutto questo tempo passato in Giappone comincio a chiedermi come aspettare la primavera senza un evento tanto incontrovertibile come la fioritura dei ciliegi.

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Lo Stato dei ciliegi

20 Mar

tsubomi

 

L’anno in cui la fioritura arriva prima di sempre. Questa era la situazione domenica, con i petali che premono per esplodere. Nel frattempo i ragazzi si laureano, la temperatura si alza e a Fukushima per un po’ di ore la alimentazione del reattore si interrompe. Ma va bene, è primavera.

undici marzo

11 Mar


Due anni fa.

Mi ricordo bene tutto, c’è stata la scossa disumana, uno spaventato mai immaginato prima, e poi le notizie e le immagini inverosimili del maremoto, decine di migliaia di morti. E ancora il problema della centrale di Fukushima. Le scosse che continuano, ancora paura e discorsi con gli amici, cosa fare oltre a darsi coraggio. Oltre all’esperienza diretta, che per uno che abita a Tokyo non è stata così distruttiva, ho sentito le storie di chi si è ritrovato coinvolto da vicino. Un mio amico lavora alla Tepco ed è stato mandato a riparare la centrale nucleare nei giorni del disastro. Io ho visitato una città completamente rasa al suolo dallo tsunami: Kamaishi. Ho conosciuto famiglie i cui membri si sono salvati per un pelo o sono stati risucchiati dall’oceano, che hanno perso la casa e i risparmi di una vita. Nei mesi seguenti molte persone che conosco se ne sono andate da Tokyo o proprio dal Giappone, preoccupate per le radiazioni, stanche di dover vagliare le zone di produzione di ogni alimento, scettiche sulle misure di sicurezza e sulla sincerità di governo e istituzioni. Io sono rimasto, in un certo senso confortato dalla forza di reazione che i giapponesi hanno dimostrato in una situazione tanto spaventosa. Nel frattempo tutto si è depositato e lo si vede in prospettiva, in questi due anni sono arrivate centinaia di terremoti, i tifoni e la neve hanno provocato altre morti, la natura e la geografia si sono premurate di ricordare ai giapponesi che vivono in un posto arduo, anche nel 2013. Eppure tutto continua, i pruni sono già imbiancati e i ciliegi si preparano per l’esplosione, incuranti degli anniversari. Pace a chi se ne è andato e a chi rimane.