Archivio | agosto, 2011

i fichi

31 Ago

Svegliarsi presto. Ricordare la cena ottima di ieri, solo sashimi di pesce e molluschi, poi medusa e shochu.
Oggi avresti avuto un lavoro, ma è stato rimandato non si sa a quando, oggi è un giorno gratis. Allora esci di casa, e sei nel tuo quartiere, che è un quartiere meraviglioso, lo voglio dire, c’è tutto: gente che lavora, negozi, botteghe, pesche sugli alberi, pappagallini in gabbia, templi, bambini per strada, la vita. E vorrei sorridere a tutti, cerco gli sguardi e saluto anche la gente che non conosco. Oggi dovrebbe arrivare il tifone con la pioggia, ma sta tardando. Io mi ero anche procurato un libro bellissimo di Calvino, proprio per leggerlo a casa mentre fuori piove e pensare come scriveva bene Calvino, e scriveva sui giornali quotidiani, fa strano pensarlo.
Ah, se io potrei scrivere bene come Calvino…

A Okachimachi ci sono i negozi che preferisco. Compro dei fichi, pomodori e poi dal macellaio del tonno mi procuro della ventresca che diventerà un sugo per la pasta di stasera.
Quando ci sono giornate così vorrei ringraziare qualcuno ma non so chi.

Fine dell’estività?

29 Ago
mii, proprio bella mi è venuta

Il mese prossimo Jeff se ne va, trasloca a Maui, e per sentirne di più la nostalgia ci stiamo vedendo spessissimo nelle ultime settimane.
Usciamo in tre, con un altro nostro amico chef, David. Che poi ho scoperto che David, di Los Angeles, si chiama Tawil, ( طويل) per parte di madre. Curioso.
Veniamo invitati a casa di un tedesco che non conosco e che abita al 35esimo piano di un palazzone da cui, dice, si possono vedere i fuochi artificiali sul fiume Sumida.
Risultano lontanissimi, e il padrone di casa ha preparato il peggiore cocktail che io abbia mai assaggiato: Tom yum kung con dentro vodka. Lo propina a tutti quelli che arrivano, i quali trovano una scusa per andare a svuotare il bicchiere in bagno dopo il primo sorso, disgustati.
Chiacchiero con degli indiani di Hyderabad e scopro che il mio hindi ha bisogno di restauro, urgentemente. La festa ha quel sapore di expat a Tokyo, potrebbe svolgersi uguale in qualsiasi altro posto dell’Asia.
Non so perché, ma tutto ha un sapore di fine dell’estate. Venerdì c’è stato un temporale violentissimo, l’aria si è rinfrescata, Kan si è dimesso, la luce dei pomeriggi è un poco più malinconica, fra un paio di settimane la piscina all’aperto chiude. Non pensavo che la fine di una stagione potesse risultare malinconica anche se è stata soffocante e insopportabilmente calda.

ゴーヤ

22 Ago

La prima volta l’ho mangiato in India, dove si chiama KARELA. Ha un gusto amarognolo, una consistenza decisa, non è facile da abbinare ma è molto godibile.
Qui in Giappone si chiama Goya e proviene dalle isole di Okinawa, ha cominciato a portarsi qualche anno fa, prima non si trovava nei negozi a Tokyo. Eppure cresce facilmente, io l’ho piantato nel mio terrazzo minuscolo anche per crearmi una tenda verde che mi riparasse dal sole. In poche settimane si è arrampicato e ha dato fiori, foglie e frutti. Tre.
Bisogna raccoglierli prima che maturino del tutto, perché il goya si mangia acerbo, poi la polpa diventa gialla e molle, e i semi rosso vivo.
La preparazione tipica è Goya Chanpuru, una padellata in cui io ho messo carne di maiale, il nostro goya, cipolla, tofu, salsa di soja, miso, uovo e succo di un agrume che si chiama sudachi.
In quanto alla pianta non so fino a quando vivrà, io ormai mi ci sono affezionato e mi dispiacerebbe vederla perire al freddo.

Il Raccolto

Goya Chanpuru

Marinai, profeti e balene di Vinicio Capossela

18 Ago

Ho ascoltato questo doppio disco varie volte negli ultimi giorni. V. C. mi piace a momenti, a dischi, non tutto, non sempre.
I riferimenti letterari che fanno da spunto a tutte le canzoni a volte mi fanno pensare che è troppo facile descrivere un mondo che ha creato qualcun altro, magari aggiungendo poco o niente dal punto di vista della scrittura. Ma poi mi rendo conto che stiamo parlando di canzoni, peraltro eseguite da musicisti espertissimi. E alla fine non resisto all’evocazione piacevole di cose che mi hanno appassionato tanto.
In particolare, il primo dei due dischi sguazza in un mondo libresco che attorno ai 20 anni era il mio campo di evasione preferito. Le storie di Melville, il film eccelso con Gregory Peck e Orson Welles, il libro che è stato il primo tentativo di leggere qualcosa in lingua originale. Tutto un mondo fatto di un misticismo che per noi italiani risulta oscuro, veterotestamentario, protestante severissimo, eroico. E poi viene Conrad, la colpa e il destino, il coraggio e la vigliaccheria sopra la distesa salata e tante altre cose per poi passare alla grecità mitica.
Insomma un bel viaggio forse ancora più stimolante per chi è lontano dalla propria casa.

Adesso ti metti a scrivere anche le recensioni? Sì, perché?

Terrazzo di Tokyo

15 Ago

La bottega delle lanterne di carta

11 Ago

Da piccolo era il lampadario della mia cameretta.
Stecche di bambù piegate, rivestite di carta, con dentro una candela: è un chouchin, una lanterna.
Odawara, sul mare a mezz’ora di shinkansen da Tokyo, è un posto in cui si producono i chouchin dall’epoca Edo. Prima che nascessero le luminarie elettriche e il neon servivano da insegna luminosa per osterie, negozi, postriboli, sagre.
Il lanternaio era in passato solo quello che disegnava le scritte, oggi deve fare tutto.

Siamo alla quarta generazione e ogni giorno di lavoro trascorre nel laboratorio con padre, madre, figlio accanto a un verdissimo campo di riso.

due bevande

9 Ago

Oggi il caldo sembra irreale, dantesco. Ho l’impressione che tutta la città con i suoi milioni di abitanti stia ansimando, patendo.

D’estate si beve di più, o almeno si ha questa impressione.
Da bambino, come molti credo, avevo in casa delle bottiglie di sciroppi dalla forma strana, e vai di latte e menta o orzata fino a settembre. Che poi ero convinto che l’orzata c’entrasse con l’orzo, invece che delusione sapere che in pratica è acqua e zucchero.
Tra le due bevande che estive che si portano qui in Giappone ce ne sono due che prediligo.

Maccha
E’ una polvere di tè che in realtà si usa nella cerimonia, ma questa è la versione informale. Il maccha è buonissimo secondo me, e lo faccio sempre assaggiare ai miei ospiti che vengono dall’Italia ai quali di solito fa schifo. Ha un gusto forte, amaro ma ricco, molto tanninico. La versione in bustina istantanea è zuccherata e a me piace unirla al latte freddo. Una mia amica ha coniato per questa bevanda il neologismo “Latte Macciato”.

Sciroppo di zenzero
Lo zenzero è un rizoma miracoloso, disinfiammante, rinfrescante e tonico.
Decorticate e tagliate sottilmente lo zenzero fresco (100 grammi), e mettetelo insieme a 70 grammi di zucchero in un pentolino. Fuoco lento, quando lo zucchero è sciolto, aggiungete 200cc di acqua e lasciate bollire per 20 minuti. Se si asciuga troppo potete aggiungere altra acqua.
Usate lo sciroppo ottenuto aggiungendolo ad acqua minerale o soda, ghiaccio e una fettina di limone.

Le piccole guide di Pesceriso: la penisola di Izu

7 Ago

Se abitate a Tokyo, è estate, non avete voglia o tempo di visitare un altro paese asiatico e disponete di un po’ di denaro, potreste spingervi fino alla penisola di Izu. Si trova a sud-ovest della metropoli ed è un promontorio che si estende sull’oceano, di fronte a un arcipelago di isolette.
Per arrivarci ci vogliono circa quattro ore dal centro di Tokyo, e il mare diventa sempre più bello mano a mano che si scende verso il sud, fino alla punta meridionale.
L’attrattiva principale della zona sono le sorgenti termali. Tutta la costa è densa di alberghi in cui si può godere nelle vasche di acqua calda, molte all’aperto, con vista sul mare. Rimanere in ammollo per ore può non essere l’ideale per qualcuno, ma a me provoca un piacere profondo. Si tratta dell’ozio nella sua forma base. Ci si sveglia la mattina abbastanza presto, ci si immerge in una delle tante vasche, si torna in camera per la colazione, poi si può andare a vedere il mare, i boschi, la natura, per poi fare ritorno o cambiare stabilimento, prepararsi a una cena sfarzosa a base di pesce freschissimo, temporeggiare sul tatami, procurarsi delle birre o del sake e sorseggiare il tutto in camera, in terrazza o ancora nella vasca.
Il mare ha un alto grado di selvaticità. E’ spesso mosso (in estate a causa dei tifoni) e non invita al bagno, ma comunque l’impeto è uno spettacolo da guardare, soprattutto per chi è abituato alla paciosità del Mare Nostrum: non si scherza con l’oceano e i giapponesi ne hanno una paura reverenziale. Gli scogli sono nerissimi, sembrano blocchi di grafite squadrati apposta e poi messi in un forno a liquefarsi. In alcuni tratti, però, si aprono delle insenature sabbiose, e alcune spiagge sono piacevoli, anche se non irresistibili.
Passare due o tre giorni così, fra trasporti, alberghi, pasti e altro costa circa come una settimana in un paese del sud-est asiatico, aereo incluso. Ma se siete ricchi quanto lo sono io, non dovreste avere problemi, credo.

splin

2 Ago

E’ un po’ così. Torni a Tokyo, un posto che comunque ti piace molto, ma nonostante sia fine luglio per due settimane non vedi il sole. Mai. Solo grigio, fresco, sì, ma niente radiazione solare. Come le piante, secondo me anche le persone hanno bisogno di luce per vivere bene.
Poi una notte sei in dormiveglia perché la scarsa differenza di luce con il dì non ti fa dormire bene, e alle 3 e 58 antimeridiane senti i pali della luce, i fili elettrici fuori che vengono scossi violentemente, ti ricordi che esiste il terremoto e che ci sei in mezzo. Da mesi, ormai. Cerchi di ricordare cosa avevi deciso che fosse meglio fare in caso. Comunque la questione di uscire in strada non si pone visto che sei nudo. Poi finisce, lasciandoti perplesso su tutto, soprattutto sul fatto che gli impegni ti costringano a stare qui, a rimpiangere spiagge meridionali.
No dai, adesso mi riprendo, basta una giornata di sole, anzi mezza.

Musca noiosa?

1 Ago

Sì, lo so che magari l’opera non piace, si tira dietro un mondo indurito, che puzza di noia, di lunghezze immotivate, di musica che, dai, sembra di essere dal dentista o in un ascensore. Eppure. In altri paesi il godimento del melodramma prende forme molto più pop che in Italia, dove o si sfoggia il fatto di saperne a pacchi o ci si vanta del contrario. Insomma, potrebbe essere anche solo un hobby, no?
Secondo me buona parte della colpa sta nell’epoca cosiddetta romantica, in cui il melodramma ha cessato di essere quel carrozzone rutilante che attirava le folle, si è rinchiuso in sé stesso ed è diventato uno status symbol per -diciamolo- fighetti.
Comunque sia, sono felice di vedere delle cose così

Ultimamente registi, scenografi, coreografi e direttori artistici stanno riportando in auge lo spirito barocco che col suo edonismo cercava di stupire a furia di macchinari, colori, movimenti imbizzarriti in scena, danze, fuochi, umorismo, meraviglia, spettacolo, da capo. Il resto ce lo mette la primadonna, in questo caso la splendida soprano Danielle De Niese, che mi appassiona molto anche perché è una bellissima ragazza di origine cingalese che ha 32 anni.
Danielle si concentra sulle opere barocche, e le rende in tutta la loro potenza quasi metal.
L’opera è il Giulio Cesare, una delle più famose di Haendel, principe delle geniali barocche tamarrate.
Eccone un’altra scena, in cui Cleopatra si prepara ad accogliere Caio Giulio in camera sua, e il risultato è quasi v.m.16.