Archivio | aprile, 2013

La città che non dorme, quasi mai

21 Apr

Tokyo è la città in cui vorrei vivere più che in qualunque altro posto al mondo, e infatti ci abito. Si sta bene, è comoda e ben organizzata. C’è solo un grosso problema: se esci la sera sei in una costante condizione damoclea perché i trasporti smettono di muoversi verso mezzanotte, e prendere l’ultimo treno per casa significa quasi sempre schiacciarsi addosso a centinaia di persone spesso alterate dall’alcol, interagire con tantissimi altri corpi fuori controllo. Non esistono autobus notturni.

Le alternative, se si vuole stare fuori fino a un orario secondo me ideale (direi l’una o l’una e mezza) sono:

Il taxi, ma economicamente potrebbe essere impegnativo

La vespa, ma in questo caso non si può bere (giustissimamente le leggi sono ferree) nemmeno mezzo bicchiere di birra.

La bicicletta, ma da dove abito io a dove di solito la gente si trova per uscire ci si mettono 45 minuti. Non mi va di pedalare così tanto dopo una serata con gli amici. E nemmeno prima a dire il vero

Rimanere nella mia zona, cosa che faccio a volte ma che comunque non funziona per gli amici che devono comunque tornare a casa propria.

Stare fuori fino al primo treno che parte verso le 5 di mattina.

Tutto questo, pare, cambierà verso la fine di quest’anno, visto che il signo Abe vuole dare una pennellata di modernità e azionare degli autobus notturni che aiutino i poveri disgraziati che non si sono accorti che si stavano divertendo troppo. Si sono già levate voci di dissenso dalle seguenti categorie:

Proprietari di alberghi dell’amore (carnale) nei quali trovano ricovero le coppie sorprese dalla notte.

Proprietari di alberghi capsula, refugia peccatorum dei ceroni notturni all’ultimo stadio

Tassinari

Ragazzi che invitano a casa propria le ragazze e poi con la scusa che ormai non ci sono più treni ti devi fermare qui da me, tranquilla io dormo per terra e nemmeno ti tocco, ho anche il set per struccare.

Sarang he yo!

10 Apr

Quando non ci sono disastri naturali, ci pensa la politica internazionale.
Secondo il ministero della difesa, questa notte la possibilità che la Corea del Nord lanci un missile è molto alta.
Oggi ho fatto una passeggiata nella zona di Ichigaya, ma non ho visto i famosi lanciarazzi patriot di cui si parla nei tg, quelli che dovrebbero proteggere il ministero e Tokyo tutta.
È strana la sensazione di abitare al confine con un paese completamente imprevedibile e terrificante. Mi piacerebbe sapere che cosa pensa Kim Jong Un; che cosa nasconde quella sfumatura scombinata dei capelli. Forse il basket di Dennis Rodman e degli Harlem Globetrotters .

Vado a letto sperando di non svegliarmi in guerra, perché la guerra è un merda.

Molto zen

4 Apr

Oggi ha smesso di piovere dopo che lo ha fatto ininterrottamente per un tempo parsomi infinito, direi tre giorni. Poi il cielo si è schiarito, io mi trovavo in un palazzo alto vicino alla stazione centrale di Tokyo e ho visto la montagna. Era tra due palazzi, proprio dietro al parlamento. Lontano ma brillante nell’aria ventosa e pulita di fresco.

All’uscita dell’aeroporto di Narita c’è un giardino di sassi: uno di quei giardini che si vedono nei templi zen di Kyoto. Non è grande e a dire il vero è incassato tra la fermata degli autobus e la strada. Non si nota facilmente, ma è la prima cosa che c’è uscendo dall’edificio dell’aeroporto. Quello che mi colpisce è che, a quanto ne so, è l’unico giardinetto (anche se è praticamente uno spartitraffico) di questo genere in tutta Tokyo, non se ne trovano altri: è un artificio pensato -credo- per dare un sentore di giapponesità ai turisti che arrivano. Chi ha deciso di metterlo lì ha sicuramente voluto presentare il Giappone in modo chiaro, riconoscibile, iconografico, anche se in un certo modo artificiosamente ingannevole, perché uno spartitraffico davanti alla fermata del bus e il giardino di un tempio buddhista non hanno niente in comune. Eppure questa apparente incongruenza svela, forse involontariamente, molte cose del Giappone e dei suoi abitanti, e credo che averla notata dopo tanti anni di partenze e arrivi non sia un caso.