Archivio | giugno, 2011

All my the city

30 Giu

Nel bel mezzo del pomeriggio torrido prendo la vespa e faccio una corsa fino ad Asakusa, un quartiere storico a est di Tokyo. E’ una cosa che mi procura un piacere intenso. Le strade sono vuote, l’asfalto rilascia un calore irreale, la gente si muove al rallentatore, i negozi e le case sono spalancati in attesa del più piccolo refolo. Asakusa è una delle poche zone di Tokyo in cui ci si sente in un paese anticamente asiatico. Ci sono teatri, edifici fatiscenti, mendicanti, unto ovunque, un luna park che smuove gli stessi sentimenti di quando si vede la strada di Fellini e davanti c’è un cinema porno con i manifesti porno.
Cammino davanti al tempio Sensoji, quello famoso con tutti i negozi davanti, e guardo gli alberi nello spiazzo antistante Mi piacciono molto perché conservano delle bruciature, sono come delle ustioni provocate dai feroci bombardamenti americani, ma sono vivi e gagliardi. Mi perdo in pensieri oziosi, immagino i posti che adesso stanno venendo bombardati nel mondo, mi chiedo se tra sessant’anni qualcuno ne guarderà gli alberi e le città che sono sopravvissute o rinate.
Sento qualcuno che mi si rivolge con un “skiuzmi!”: sono dei ragazzi delle medie chiaramente in gita d’istruzione nella capitale. Devo avere la faccia tipica di quello che non rifiuta mai una foto insieme, perché mi si schierano attorno gesticolando con la macchina fotografica e dicendo “shashin” (che significa fotografia). Evidentemente di inglese conoscevano solo l’intro. Chiedo di dove sono e mi dicono che vengono da Fukushima. Sono tutti allegri, sorridenti, gasati anche se fa un caldo che si muore. Sembrano dei fuscelli appena sbocciati a cui non interessa niente altro che vivere.

Quando sono andato nel Tohoku un paio di mesi fa

scovazze

29 Giu

Io frequento la piscina del mio quartiere. E’ una piscina di circoscrizione, un po’ vecchia ma molto pulita. Durante le ore del pomeriggio ci sono i corsi di nuoto per gli adulti (spesso siamo nella terza età avanzata) e i corsi di familiarizzazione con l’acqua per i bambini dell’asilo. Che sono simpaticissimi, quando non attaccano a piangere per mezze ore, terrorizzati.
Il personale è composto da ragazzi molto giovani ed educatissimi che salutano ogni utente quando arriva e quando se ne va. Ecco, uno di questi ragazzi ha una chioma e dei baffetti che a me ricordano invariabilmente il cinese di un film del monnezza. Mi pare che si chiami delitto al ristorante cinese o una cosa simile. Ogni volta che questo succede mi sento un po’ in colpa perché quella rappresentazione è, alla fine, razzista. La cosa pazzesca è che io quel film non lo ho neanche mai visto; forse solo alcuni spezzoni a blob.
Non so se valga la pena trarre una morale da questo fatto, ma se dovessi farlo penserei alla potenza penetrante dei luoghi comuni, degli stereotipi. Sarebbe bello riuscire a resistere alle semplificazioni, sempre.

Bevande che

28 Giu

anche prima che esistessero nessuno si preoccupava o soffriva per la loro mancanza. Il Giappone ne produce molte. Questa, che mi sono trovato in casa dopo una notte di spese folli al conbini, sostiene di essere un latte di soia in versione frizzante. E, una volta bevutola, devo dire che mantiene quello che promette: è latte di soia con le bollicine.

Ormai qui è estate e il caldo è sempre più opprimente. I buoni propositi di non usare troppo l’aria condizionata stanno lentamente naufragando negli uffici e nelle case.
Io, fra una settimana, faccio un viaggio in Italia, nel quale mi rigenererò, spero, in previsione dell’afa soffocante di Tokyo in agosto e parte di luglio.
Oggi il padrone di casa è venuto a sostituirmi un pezzo della cucina che si era rotto e salta fuori che mi visto alla TV. Siccome si trattava del programma sui dolci tradizionali giapponesi, devo essere risultato ai suoi occhi un espertissimo amante del genere e mi ha chiesto se conoscevo delle sale da tè di kagurazaka, una zona in cui non vado mai. Mi ha poi invitato a partecipare al matsuri che si tiene nel quartiere in maggio (quest’anno non c’è stato a causa del terremoto). Normalmente un inquilino giapponese troverebbe questa confidenza decisamente fuori luogo, a me invece dà una enorme tranquillità, e risulta utile per un favore che devo chiedere per quando me ne vado: farmi annaffiare il basilico.

Trova l’intruso

23 Giu

Non mi piace guidare, non voglio macchine e per questo motivo Tokyo è la città perfetta per me. Basta salire su un treno e si può arrivare in qualsiasi posto. Ma.
Non amo nemmeno le carrozze affollate dell’ora di punta mattiniera, per questo abito in una zona centrale da cui posso raggiungere quasi ogni angolo della città in bici o vespa.
Ieri e l’altro ieri però sono dovuto andare in un posto abbastanza lontano alle 9 di mattina in treno. E ho visto chi lo prende a quell’ora: molti lettori di giornali economici, impiegati ministeriali e in generale un sacco di gente, tanta da far traboccare la metro. Tranne un vagone che mi sembra miracolosamente arioso. Salgo, respiro, nell’arco di pochi secondi mi rendo conto che non ci sono uomini: è la carrozza riservata alle sole donne fino alle ore 9. Mi sono vergognato come se avessi commesso un reato, ma non è colpa mia: non prendo mai il treno di mattina, non ho dimestichezza.

Finalmente ho provato quella pizzeria vicinissima a casa mia che mi ha sempre incuriosito. Salta fuori che la gestisce uno di Osaka che ha imparato l’arte da un napoletano, sempre a Osaka, e poi ha aperto qui a Tokyo est per non diventare concorrente in affari del maestro. Tokyo è piena di pizzerie di livello superlativo, ma non credevo di poter mangiare una vera pizza nel mio quartiere, notoriamente il più tradizionalista della capitale, in cui anche comprare ingredienti non giapponesi nei supermercati può essere problematico. Invece no: forno fatto arrivare direttamente da Napoli, impasto praticamente impeccabile, olio e altri ingredienti inappuntabili e una mozzarella che vabè, ne ho mangiata anche di peggiore nel nord Italia. Naturalmente sono diventato immediatamente amico del pizzaiuolo e anche di un cliente che appena sono entrato mi ha guardato per mezzo minuto e mi ha chiesto se ero italiano. E’ così ovvio? Grazie anche a un limoncello d’ordinanza offerto a fine pasto mi sa che quel guaglione di spaccatokyo si è guadagnato un cliente nelle serate in cui il desiderio di pizza mi rende uno zombie disperato.

Estate al risparmio

22 Giu

Poi di botto arriva il caldo da schiantare. Colpiti dal sole, gli impiegati si tolgono la giacca, tutti sbuffano camminando, si sventagliano e, inevitabilmente, sudano.
Quest’anno l’estate dovrà essere improntata al risparmio energetico, visto che la corrente non basta per concedersi troppo condizionamento, troppe luci, troppi ventilatori. E finora tutto pensavano: sì dai ce la facciamo che sarà mai, ma è bastata la temperatura di oggi per far capire che sopportare il freddo è più facile, a Tokyo, e sarà abbastanza dura.
La mia speranza è un rilassamento dei costumi: pantaloni corti ammessi in ufficio, canotte selvagge, birrone ghiacciate a pranzo. Ma ho l’impressione che non ci si scioglierà fino a questo punto.

Ieri e oggi ho guardato un po’ di telegiornali e devo dire che nonostante molti ne critichino i silenzi colpevoli, i media giapponesi parlano spesso di radiazioni, di pericoli per la salute; insomma nessuno sostiene che tutto va bène.
Sulla NHK, poi, ci sono molte notizie che riguardano gli sfollati dello tsunami, la loro situazione attuale e i programmi per il futuro. Un servizio parlava di alcuni campi di riso che erano stati sommersi dall’onda ma che adesso, dopo un lavoro improbo di bonifica, stanno dando le prime spighe. La cosa che mi ha fatto tenerezza è che il contadino, mentre passava col trattore sulle sue risaie, era vestito in modo troppo preciso, pulito. Evidentemente si era messo in tiro per l’evento speciale di essere ripreso dalla rete TV nazionale.

Accorgimenti per raccogliere sguardi interessati da donne, ragazze e giovinette nella città di Tokyo ed, eventualmente, acchiappare -un post di pesceriso

19 Giu

1. Rasatevi la barba
2. Indossate un abito completo italiano
3. Mettete una camicia elegante ma non impiegatizia, senza cravatta, ultimo bottone aperto
4. Portate con voi una custodia di strumento musicale, meglio se di sax sagomata. Va bene anche vuota così pesa di meno.

Basta poco, in fondo.

A parte il tragitto di andata e ritorno, è andata abbastanza bene, anche se grazie alla feroce umidità di questa stagione le ance e alcune chiavi hanno fatto un po’ di testa loro. Non mi meraviglia che nei secoli gli unici aerofoni sviluppati in questo paese siano stati del flauti fatti solo di legno che anche se cambiano intonazione non fa niente.
La cosa più bella di suonare è che i convenuti, se conoscenti, fanno dei regali ai musicisti.

Devo ancora decidere se ricevere dei fiori sia imbarazzante o meno.

Nizuke

15 Giu

Oggi prepariamo una ricetta giapponese di pesce.
Nizakana o Nizuke
A me piace moltissimo e sorprendentemente, anche se contiene salsa di soja, invece di coprirne il sapore esalta la bontà di pesci pregiati.

煮付けはとても美味しい料理で候!

Usate questa preparazione per i pesci tipo sogliola, platessa (passera), rombo, merluzzo, insomma i pesci a carne bianca, meglio se di pezzatura non troppo piccola.

Mettete
Acqua (100cc)
sake (50cc)
mirin (50cc)
salsa di soja (50cc)
zucchero (1 cucchiaio)
un pezzo grosso di zenzero tagliato a fettine sottili

tutto in un tegame e fate scaldare. Attenzione perché lo zucchero contenuto tende a bruciarsi e diventare amaro, quindi tenete il fuoco basso.
Quando il tutto comincia a sobbollire, mettete il pesce, pulito, intero o a grossi pezzi e lasciate a cuocere, coprendo con un foglio di alluminio.
Se necessario, giratelo per ottenere una cottura uniforme.
Quando sarà quasi cotto, aggiungete il negi giapponese (cipollotto) tagliato grossolanamente e lasciatelo appassire per 10 minuti.
E’ pronto