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undici marzo

11 Mar


Due anni fa.

Mi ricordo bene tutto, c’è stata la scossa disumana, uno spaventato mai immaginato prima, e poi le notizie e le immagini inverosimili del maremoto, decine di migliaia di morti. E ancora il problema della centrale di Fukushima. Le scosse che continuano, ancora paura e discorsi con gli amici, cosa fare oltre a darsi coraggio. Oltre all’esperienza diretta, che per uno che abita a Tokyo non è stata così distruttiva, ho sentito le storie di chi si è ritrovato coinvolto da vicino. Un mio amico lavora alla Tepco ed è stato mandato a riparare la centrale nucleare nei giorni del disastro. Io ho visitato una città completamente rasa al suolo dallo tsunami: Kamaishi. Ho conosciuto famiglie i cui membri si sono salvati per un pelo o sono stati risucchiati dall’oceano, che hanno perso la casa e i risparmi di una vita. Nei mesi seguenti molte persone che conosco se ne sono andate da Tokyo o proprio dal Giappone, preoccupate per le radiazioni, stanche di dover vagliare le zone di produzione di ogni alimento, scettiche sulle misure di sicurezza e sulla sincerità di governo e istituzioni. Io sono rimasto, in un certo senso confortato dalla forza di reazione che i giapponesi hanno dimostrato in una situazione tanto spaventosa. Nel frattempo tutto si è depositato e lo si vede in prospettiva, in questi due anni sono arrivate centinaia di terremoti, i tifoni e la neve hanno provocato altre morti, la natura e la geografia si sono premurate di ricordare ai giapponesi che vivono in un posto arduo, anche nel 2013. Eppure tutto continua, i pruni sono già imbiancati e i ciliegi si preparano per l’esplosione, incuranti degli anniversari. Pace a chi se ne è andato e a chi rimane.

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e ora?

11 Mar

Grazie a tutti quelli che mi hanno contattato, in svariati modi, per esprimermi solidarietà.

In realtà io non ho patito molto, a parte la paura e lo stravolgimento dei ritmi vitali.

Dopo una notte insonne passata a seguire notizie pessime, adesso cercherò di riposare.

La sensazione è strana: Tokyo è tranquilla, svegliata da un sole splendente ma freddo, sembra quasi non sia successo niente, ma il Giappone conta ormai morti a migliaia, paesi cancellati dalla cartina e la linea della costa nord-orientale che non esiste più per lunghi tratti.

Fabbriche, raffinerie, depositi, macchine in fiamme, e forse fughe radioattive da una centrale nucleare.

Forse non ho nemmeno più voglia di sentire quello che è successo.

messaggio dal terremoto: sto arrivando!

 

La terra trema

11 Mar

All’inizio penso che la vibrazione sia una chiamata sul cellulare, ma guardandolo, non è illuminato.

Poi comincia a ondeggiare tutto, e ho capito. Mi precipito fuori mentre dietro me cadono libri, suppellettili, e io per strada scalzo, nella fretta, senza scarpe. Tutto il quartiere è per strada, il terremoto acquista potenza, io mi sento il cuore impazzire, mi manca il fiato, si sentono rumori di roba che cade, ma la cosa più terrificante è che la terra ondeggia e si muove senza controllo sotto i miei calzini. Non riesco a reggermi in piedi e non so se è per la scossa o per la paura.

Poi smette. Chiacchiero con i dirimpettai che mi confermano che è stato forte, sette o forse otto gradi.

Nel quartiere in qualche palazzo è scattato l’allarme antincendio, perchè poi quello è il pericolo principale. Tutti gli impiegati di un ufficio sono fuori in strada, in giacca cravatta e elmetto di emergenza. Alcuni pezzi di muro si sono sbriciolati.

La terra continua a tremare, ma provo a rientrare per controllare i danni. Ma arriva una seconda scossa e siamo di nuovo tutti fuori. Guardo sul cellulare la tv che parla di Tsunami e incendi. I cellulari non funzionano, tutti i treni sono fermi.

Il cielo da sereno che era si è fatto torvo, tutto risuona di sirene, elicotteri, allarmi.

Poi un annuncio con gli altoparlanti avverte che il peggio dovrebbe essere passato, tranquillizzatevi.

Sì, è una parola, chi ce la fa a dormire stanotte?