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Rieccoci

16 Ott

Vòlvere

Non è facilissimo tornare nella mia città adottiva dopo essere stato quasi due mesi nella mia città di nascita. Specialmente se ricomincia l’autunno, se la luce è assorbita dal cielo e non ne arriva quasi per niente sulla terra. Ci si mette del tempo a riabituarsi, pedalando tra le zaffate di salsa di soja zuccherata che esce dalle migliaia di cucine, tra i taxi e i milioni di semafori, rossi. Non è agevole ritornare a una densità umana che si allontana molto dall’ideale distanza tra esseri viventi non insetti, alla comodità di negozi aperti tutto il giorno, tutta la notte, ma in cui niente è veramente buono. Eppure sono qui, siamo qui, a ricominciare e ad creare delle cose nuove.

il cielo sopra Narita al mio arrivo

È strano sentirsi diverso e straniero, anche nelle situazioni più inaspettate:

torno a casa in vespa dal lavoro e a un semaforo un posto di blocco mi adocchia e mi ferma. I tre poliziotti mi accerchiano, il più veterano:

  • sei straniero?

– sì, credo…

  • ci fai vedere la patente? E poi, anche se credo che vada tutto bene, ti faremo un test all’alito per capire se hai bevuto
  • sì. anche se sto tornando dal lavoro, non è che… insomma non faccio il sommelier.
  • ah. Bella, la vespa. È antica?
  • sssssì, abbastanza.

altra guardia, più giovane:

  • ma che marca è ‘sto motorino?

Io

  • Eh, Piaggio, è una casa italiana, fa la Vespa

il veterano:

  • ma come! la vespa! non la conosci? dài, la vespa! (e poi rivolto a me) Ah, vedo che qui l’adesivo dell’assicurazione è scaduto. Ma tu hai sicuramente solo dimenticato di attaccare quello nuovo, vero? capita spesso, è solo una dimenticanza, dico bene?
  • Ssssssssì…. (mentendo) infatti, ce l’ho a casa
  • Bene. Allora tutto apposto, puoi andare
  • Ma come, e il controllo dell’alcol?
  • Noooo, dai, sei pulito, si vede. Anzi, fai aaaaaah (avvicina il naso al mio cavo orale)
  • a
  • Sì, sì, vai, ciao, grande, buona serata, guida piano.

 

Ecco. Un bentornato a Tokyo dalle guardie