Idrangee

11 Giu

Da quando è cominciato ufficialmente lo tsuyu non ha piovuto quasi mai, cosa che preoccupa per la crescita del riso, eppure le ortensie tutte fiorite di fronte a casa mia non mentono: siamo nella stagione delle piogge.

Da un giorno all’altro non serve più il piumino la notte, gli abiti diventano di lino, le scuole non chiudono perché sono appena ricominciate.

La settimana scorsa mezza Tokyo si è fermata perché hanno trovato una bomba americana inesplosa dalla guerra. Ho pensato a Iraqueni o Afghani non ancora nati che fra 60 anni si troveranno di fronte a questi problemi. Cosa faranno? Quando ero alle medie è successa la stessa cosa a Udine. Siamo andati via con la macchina una domenica mattina, mi pare dai nonni.

Aggiornamento su Kyari Pamyu Pamyu

18 Mag

Vi ricordate quella cantante sbarazzina che disquisiva sulle ciglia finte?
È uscito il suo pezzo più recente, questo
https://www.youtube.com/watch?v=jcIOg_m-bp4&feature=player_embedded

Qualche settimana fa avevo sentito che si sarebbe trattato di una cosa mescolata col dubstep, e mi ero incuriosito, poteva essere interessante. Invece alla fine di dubstep c’è solo un piccolissimo inserto di pochi secondi, tutto il resto è una cosa sul genere musica che piace agli smanettoni che amano le Perfume, vanno ad Akiba a comprare i pezzi per il computer, se lo costruiscono da soli, lo usano per commentare i video su niconicodouga e poi vanno al Mogra ad ascoltare la musica mentre armeggiano con smartphone e tablet. Scusate i riferimenti forse un po’ esclusivi, ma insomma è un universo prettamente giapponese, anzi forse solo di Tokyo. A voi piace Kyari?

Senza sbanfare, grazie

14 Mag

È già passata più di una settimana da quando è finita, ma mi piace ricordare la golden week, il periodo più vacanziero del Giappone, che cade all’inizio di maggio. In teoria molti se ne dovrebbero andare in vacanza, ma in pratica quasi tutti restano e, meraviglia, Tokyo fiorisce di eventi, cose da fare, attività da seguire. Quest’anno hanno inaugurato un palazzone vicino casa mia. Tendenzialmente non sarei favorevole all’incremento di costruzioni, ma il gioco di spazi all’aperto, piazzette, slarchi e cascatelle mi ha convinto. E poi hanno fatto un festival di jazz: tre giorni tra cantanti, musicisti solisti e big band. Gratis. Era ora, Tokyo! Finalmente l’aria tiepida, le birre fresche all’aperto, un’atmosfera di vacanza in città.

E poi c’è stata la sagra del Tibet, a Gokokuji. Ci sono andato solo un paio di sere, ma mi sono trovato in una situazione molto rara per questa città. Un palco davanti a un tempio buddhista, nel buio, i posti a sedere gratuiti, una vibrazione particolare, dei proiettori enormi che sparavano dei mandala digitali cangianti sulle pareti e sul tetto del tempio e sulla pagoda a fianco mentre i musicisti suonavano. Quando sono andato io c’era un violista solista e poi un chitarrista che con effetti vari faceva musica elettronica mentre un danzatore in kimono e hakama bianchi ballava il buyou. Uno spettacolo che a sentirlo così sembra camminare sul filo del vaffa, ma che visto in quella situazione ha spaccato. Era ora, Tokyo!

qui la galleria con le foto

Questa non si apre, roviniamogliela a sfregio

4 Mag

La notizia l’avevo scorsa sui giornali on-line, ma non ci avevo dato troppo peso. L’avevo contrassegnata con un “mado’ che schifo” mentale ed ero scivolato su altri temi. Ma poco fa, tornando a casa in treno ho visto le news sui monitor che ci sono sopra le uscite, quelli che fanno vedere le immagini con il commento solo scritto. E c’era questa questione dei bagagli che in vari aeroporti italiani vengono aperti e alleggeriti con furti commessi dagli impiegati allo smistamento.

In quel momento mi sono reso conto quanto orrifica può risultare l’idea a un giapponese. Rischiare di essere derubati ancor prima di atterrare è sicuramente un incubo per chiunque, ma per la mentalità di queste parti è quasi inverosimile, talmente tanti sono i tabù che infrangerebbe.

Per prima cosa la serietà sul lavoro, sacra sia nei confronti dei superiori che dei colleghi, poi la cura nel trattare i clienti e la loro soddisfazione, punto di onore per qualsiasi azienda giapponese. Insomma non potrei biasimare chi, una volta appresa la notizia, decidesse di lasciar perdere una volta per tutte un viaggio nel nostro paese. Questo danno di immagine chi lo ripagherà?

La città che non dorme, quasi mai

21 Apr

Tokyo è la città in cui vorrei vivere più che in qualunque altro posto al mondo, e infatti ci abito. Si sta bene, è comoda e ben organizzata. C’è solo un grosso problema: se esci la sera sei in una costante condizione damoclea perché i trasporti smettono di muoversi verso mezzanotte, e prendere l’ultimo treno per casa significa quasi sempre schiacciarsi addosso a centinaia di persone spesso alterate dall’alcol, interagire con tantissimi altri corpi fuori controllo. Non esistono autobus notturni.

Le alternative, se si vuole stare fuori fino a un orario secondo me ideale (direi l’una o l’una e mezza) sono:

Il taxi, ma economicamente potrebbe essere impegnativo

La vespa, ma in questo caso non si può bere (giustissimamente le leggi sono ferree) nemmeno mezzo bicchiere di birra.

La bicicletta, ma da dove abito io a dove di solito la gente si trova per uscire ci si mettono 45 minuti. Non mi va di pedalare così tanto dopo una serata con gli amici. E nemmeno prima a dire il vero

Rimanere nella mia zona, cosa che faccio a volte ma che comunque non funziona per gli amici che devono comunque tornare a casa propria.

Stare fuori fino al primo treno che parte verso le 5 di mattina.

Tutto questo, pare, cambierà verso la fine di quest’anno, visto che il signo Abe vuole dare una pennellata di modernità e azionare degli autobus notturni che aiutino i poveri disgraziati che non si sono accorti che si stavano divertendo troppo. Si sono già levate voci di dissenso dalle seguenti categorie:

Proprietari di alberghi dell’amore (carnale) nei quali trovano ricovero le coppie sorprese dalla notte.

Proprietari di alberghi capsula, refugia peccatorum dei ceroni notturni all’ultimo stadio

Tassinari

Ragazzi che invitano a casa propria le ragazze e poi con la scusa che ormai non ci sono più treni ti devi fermare qui da me, tranquilla io dormo per terra e nemmeno ti tocco, ho anche il set per struccare.

Sarang he yo!

10 Apr

Quando non ci sono disastri naturali, ci pensa la politica internazionale.
Secondo il ministero della difesa, questa notte la possibilità che la Corea del Nord lanci un missile è molto alta.
Oggi ho fatto una passeggiata nella zona di Ichigaya, ma non ho visto i famosi lanciarazzi patriot di cui si parla nei tg, quelli che dovrebbero proteggere il ministero e Tokyo tutta.
È strana la sensazione di abitare al confine con un paese completamente imprevedibile e terrificante. Mi piacerebbe sapere che cosa pensa Kim Jong Un; che cosa nasconde quella sfumatura scombinata dei capelli. Forse il basket di Dennis Rodman e degli Harlem Globetrotters .

Vado a letto sperando di non svegliarmi in guerra, perché la guerra è un merda.

Molto zen

4 Apr

Oggi ha smesso di piovere dopo che lo ha fatto ininterrottamente per un tempo parsomi infinito, direi tre giorni. Poi il cielo si è schiarito, io mi trovavo in un palazzo alto vicino alla stazione centrale di Tokyo e ho visto la montagna. Era tra due palazzi, proprio dietro al parlamento. Lontano ma brillante nell’aria ventosa e pulita di fresco.

All’uscita dell’aeroporto di Narita c’è un giardino di sassi: uno di quei giardini che si vedono nei templi zen di Kyoto. Non è grande e a dire il vero è incassato tra la fermata degli autobus e la strada. Non si nota facilmente, ma è la prima cosa che c’è uscendo dall’edificio dell’aeroporto. Quello che mi colpisce è che, a quanto ne so, è l’unico giardinetto (anche se è praticamente uno spartitraffico) di questo genere in tutta Tokyo, non se ne trovano altri: è un artificio pensato -credo- per dare un sentore di giapponesità ai turisti che arrivano. Chi ha deciso di metterlo lì ha sicuramente voluto presentare il Giappone in modo chiaro, riconoscibile, iconografico, anche se in un certo modo artificiosamente ingannevole, perché uno spartitraffico davanti alla fermata del bus e il giardino di un tempio buddhista non hanno niente in comune. Eppure questa apparente incongruenza svela, forse involontariamente, molte cose del Giappone e dei suoi abitanti, e credo che averla notata dopo tanti anni di partenze e arrivi non sia un caso.

櫻=ciliegi

26 Mar

È retorico e smielato, ma pazienza.

Sono fioriti i ciliegi, e c’è sempre qualcosa di miracoloso, in un posto dove gli eventi naturali sono troppo estremi, minacciosi, l’inverno è lungo, freddo ma finisce con un’esplosione sfacciata. Che mette nella gente la meraviglia e un po’ di allegria, a forza ce le mette.

Quest’anno i sakura hanno deciso di aprirsi quasi due settimane in anticipo rispetto al solito, e non tutti sono riusciti ad organizzare il picnic tradizionale. Bere in amicizia è bello, ma in questi giorni tutto quello che normalmente non lo sarebbe diventa piacevole da vedere, nonostante sia tornato immediatamente un freddo incongruente, nonostante il grigiore del cielo che tenta di spegnere i colori. Mi piace girare Tokyo da solo in bici, cercare le macchie bianche di petali, e scoprire che degli alberi a cui non avevo mai fatto caso si stanno godendo quei 5 giorni annuali di gloria. Dopo tutto questo tempo passato in Giappone comincio a chiedermi come aspettare la primavera senza un evento tanto incontrovertibile come la fioritura dei ciliegi.

cliccando “continua a leggere” qui sotto escono altre foto

Continua a leggere

Lo Stato dei ciliegi

20 Mar

tsubomi

 

L’anno in cui la fioritura arriva prima di sempre. Questa era la situazione domenica, con i petali che premono per esplodere. Nel frattempo i ragazzi si laureano, la temperatura si alza e a Fukushima per un po’ di ore la alimentazione del reattore si interrompe. Ma va bene, è primavera.

undici marzo

11 Mar


Due anni fa.

Mi ricordo bene tutto, c’è stata la scossa disumana, uno spaventato mai immaginato prima, e poi le notizie e le immagini inverosimili del maremoto, decine di migliaia di morti. E ancora il problema della centrale di Fukushima. Le scosse che continuano, ancora paura e discorsi con gli amici, cosa fare oltre a darsi coraggio. Oltre all’esperienza diretta, che per uno che abita a Tokyo non è stata così distruttiva, ho sentito le storie di chi si è ritrovato coinvolto da vicino. Un mio amico lavora alla Tepco ed è stato mandato a riparare la centrale nucleare nei giorni del disastro. Io ho visitato una città completamente rasa al suolo dallo tsunami: Kamaishi. Ho conosciuto famiglie i cui membri si sono salvati per un pelo o sono stati risucchiati dall’oceano, che hanno perso la casa e i risparmi di una vita. Nei mesi seguenti molte persone che conosco se ne sono andate da Tokyo o proprio dal Giappone, preoccupate per le radiazioni, stanche di dover vagliare le zone di produzione di ogni alimento, scettiche sulle misure di sicurezza e sulla sincerità di governo e istituzioni. Io sono rimasto, in un certo senso confortato dalla forza di reazione che i giapponesi hanno dimostrato in una situazione tanto spaventosa. Nel frattempo tutto si è depositato e lo si vede in prospettiva, in questi due anni sono arrivate centinaia di terremoti, i tifoni e la neve hanno provocato altre morti, la natura e la geografia si sono premurate di ricordare ai giapponesi che vivono in un posto arduo, anche nel 2013. Eppure tutto continua, i pruni sono già imbiancati e i ciliegi si preparano per l’esplosione, incuranti degli anniversari. Pace a chi se ne è andato e a chi rimane.