IL Guardiano dell’Opera Lirica

8 Ago

Se ci fosse in Italia una cosa bella così, sarei molto felice, ma per adesso mi godo questo regalo del giornale “the guardian”.
Qualche giorno fa c’è stata la prima del Don Pasquale di Donizetti al festival di Glyndebourne, e la parte di Norina l’ha fatta Danielle De Niese. E il Guardian cosa (non) ti fa? nei giorni precedenti pubblica delle audioguide all’ascolto dell’opera, le interviste ai protagonisti (la divina Danielle è anche una brava intrattenitrice ed è simpatica, cosa non scontata) e le foto di scena. Ma la cosa più fenomenale è che si può guardare l’opera in streaming, in diretta e gratuitamente. Chi è stato in un teatro sa bene che guardare la recita su uno schermo anche per 100 volte non eguaglierà mai la goduria di pagare il biglietto e sentire quella botta nei sentimenti dal vivo; anzi propagandare l’opera sul web non può che farle bene.
La cosa più meravigliosa è che la recita rimarrà on line fino alla fine di agosto a questo indirizzo
http://www.theguardian.com/music/interactive/2013/aug/04/glyndebourne-2013-don-pasquale-live-stream
dove trovate anche gli altri materiali sfiziosi.

L’orchestra e tutto lo staff del festival, secondo me, sono superlativi. Grande amalgama, grande intesa, regia sempre a livello e un’aria di professionalità divertita. Poi possiamo parlare di Danielle (ammetto che ne sono un fan), e discutere se magari non abbia una voce troppo possente, troppo seria per un’opera di Donizetti, per una Norina che in fondo è una scemetta. Possiamo, anzi dobbiamo. Ma intanto avremo parlato di musica, di arte. E ti pare poco?

Le piccole guide di Pesceriso: Bali, isola di.

31 Lug

Ho fatto un piccolo viaggio a Bali, un’isola dell’Indonesia. La prima volta che ci ero stato non avevo trovato quasi niente di quello che mi piace di solito, ma ho pensato che una seconda possibilità non si nega a nessuno, nemmeno a me. In realtà Bali ha moltissimi strati, come tutti i posti che si rispettino, e sta al visitatore scegliere il suo posticino dove passare la vacanza o, per alcuni, una porzione di vita.

Sono convinto da sempre che si possa categorizzare un Paese dal profumo dei suoi saponi. Quando si è dalle parti del gelsomino, io so con cosa abbiamo a che fare. Mi è venuta in mente l’India, anche per un altro punto di congiunzione: yoga e spiritualità. Attorno allo yoga ruota un mondo molto nutrito di stranieri, principalmente americani e principalmente ebrei, che utilizzano Bali come ritiro mistico immerso in un brodo di cultura di meditazione e spiritualità. La limitatezza della mia visione e della mia povera cultura mi impedisce di capire che cosa abbia a che fare questo con la cultura balinese. Ma è tutto a posto: mi fido e sto bene. Soprattutto mi piace stare nella realtà paesana dei villaggi agricoli, che sono del tutto simili ai Gao indiani: stesse regole sociali, stesse caste, stesso approccio alla vita politeista e incentrata sulla famiglia allargata onnipotente.

Il cibo è decente, non c’è niente di veramente superlativo e il tutto tende un po’ alla ripetitività, spesso con cadute drammatiche di livello a causa dell’uso sregolato (ma c’è una soglia consentita? secondo che scrive NO) del glutammato monosodico.

Le cose peggiori sono le zone molto urbanizzate nelle quali è praticamente impossibile muoversi a piedi causa mancanza di marciapiedi e spazi degni di essere chiamati cittadini. Verrebbe da pensare che la modernità non si è incanalata su un percorso positivo, a Bali. E poi c’è l’impatto sempre critico del turismo di massa che da una parte dà e da un’altra prende. Non so quale sia prevalente, ma ho un sospetto.

E poi vorrei parlare della musica di Bali, ma questa occuperà un altro post.

Idrangee

11 Giu

Da quando è cominciato ufficialmente lo tsuyu non ha piovuto quasi mai, cosa che preoccupa per la crescita del riso, eppure le ortensie tutte fiorite di fronte a casa mia non mentono: siamo nella stagione delle piogge.

Da un giorno all’altro non serve più il piumino la notte, gli abiti diventano di lino, le scuole non chiudono perché sono appena ricominciate.

La settimana scorsa mezza Tokyo si è fermata perché hanno trovato una bomba americana inesplosa dalla guerra. Ho pensato a Iraqueni o Afghani non ancora nati che fra 60 anni si troveranno di fronte a questi problemi. Cosa faranno? Quando ero alle medie è successa la stessa cosa a Udine. Siamo andati via con la macchina una domenica mattina, mi pare dai nonni.

Aggiornamento su Kyari Pamyu Pamyu

18 Mag

Vi ricordate quella cantante sbarazzina che disquisiva sulle ciglia finte?
È uscito il suo pezzo più recente, questo
https://www.youtube.com/watch?v=jcIOg_m-bp4&feature=player_embedded

Qualche settimana fa avevo sentito che si sarebbe trattato di una cosa mescolata col dubstep, e mi ero incuriosito, poteva essere interessante. Invece alla fine di dubstep c’è solo un piccolissimo inserto di pochi secondi, tutto il resto è una cosa sul genere musica che piace agli smanettoni che amano le Perfume, vanno ad Akiba a comprare i pezzi per il computer, se lo costruiscono da soli, lo usano per commentare i video su niconicodouga e poi vanno al Mogra ad ascoltare la musica mentre armeggiano con smartphone e tablet. Scusate i riferimenti forse un po’ esclusivi, ma insomma è un universo prettamente giapponese, anzi forse solo di Tokyo. A voi piace Kyari?

Senza sbanfare, grazie

14 Mag

È già passata più di una settimana da quando è finita, ma mi piace ricordare la golden week, il periodo più vacanziero del Giappone, che cade all’inizio di maggio. In teoria molti se ne dovrebbero andare in vacanza, ma in pratica quasi tutti restano e, meraviglia, Tokyo fiorisce di eventi, cose da fare, attività da seguire. Quest’anno hanno inaugurato un palazzone vicino casa mia. Tendenzialmente non sarei favorevole all’incremento di costruzioni, ma il gioco di spazi all’aperto, piazzette, slarchi e cascatelle mi ha convinto. E poi hanno fatto un festival di jazz: tre giorni tra cantanti, musicisti solisti e big band. Gratis. Era ora, Tokyo! Finalmente l’aria tiepida, le birre fresche all’aperto, un’atmosfera di vacanza in città.

E poi c’è stata la sagra del Tibet, a Gokokuji. Ci sono andato solo un paio di sere, ma mi sono trovato in una situazione molto rara per questa città. Un palco davanti a un tempio buddhista, nel buio, i posti a sedere gratuiti, una vibrazione particolare, dei proiettori enormi che sparavano dei mandala digitali cangianti sulle pareti e sul tetto del tempio e sulla pagoda a fianco mentre i musicisti suonavano. Quando sono andato io c’era un violista solista e poi un chitarrista che con effetti vari faceva musica elettronica mentre un danzatore in kimono e hakama bianchi ballava il buyou. Uno spettacolo che a sentirlo così sembra camminare sul filo del vaffa, ma che visto in quella situazione ha spaccato. Era ora, Tokyo!

qui la galleria con le foto

Questa non si apre, roviniamogliela a sfregio

4 Mag

La notizia l’avevo scorsa sui giornali on-line, ma non ci avevo dato troppo peso. L’avevo contrassegnata con un “mado’ che schifo” mentale ed ero scivolato su altri temi. Ma poco fa, tornando a casa in treno ho visto le news sui monitor che ci sono sopra le uscite, quelli che fanno vedere le immagini con il commento solo scritto. E c’era questa questione dei bagagli che in vari aeroporti italiani vengono aperti e alleggeriti con furti commessi dagli impiegati allo smistamento.

In quel momento mi sono reso conto quanto orrifica può risultare l’idea a un giapponese. Rischiare di essere derubati ancor prima di atterrare è sicuramente un incubo per chiunque, ma per la mentalità di queste parti è quasi inverosimile, talmente tanti sono i tabù che infrangerebbe.

Per prima cosa la serietà sul lavoro, sacra sia nei confronti dei superiori che dei colleghi, poi la cura nel trattare i clienti e la loro soddisfazione, punto di onore per qualsiasi azienda giapponese. Insomma non potrei biasimare chi, una volta appresa la notizia, decidesse di lasciar perdere una volta per tutte un viaggio nel nostro paese. Questo danno di immagine chi lo ripagherà?

La città che non dorme, quasi mai

21 Apr

Tokyo è la città in cui vorrei vivere più che in qualunque altro posto al mondo, e infatti ci abito. Si sta bene, è comoda e ben organizzata. C’è solo un grosso problema: se esci la sera sei in una costante condizione damoclea perché i trasporti smettono di muoversi verso mezzanotte, e prendere l’ultimo treno per casa significa quasi sempre schiacciarsi addosso a centinaia di persone spesso alterate dall’alcol, interagire con tantissimi altri corpi fuori controllo. Non esistono autobus notturni.

Le alternative, se si vuole stare fuori fino a un orario secondo me ideale (direi l’una o l’una e mezza) sono:

Il taxi, ma economicamente potrebbe essere impegnativo

La vespa, ma in questo caso non si può bere (giustissimamente le leggi sono ferree) nemmeno mezzo bicchiere di birra.

La bicicletta, ma da dove abito io a dove di solito la gente si trova per uscire ci si mettono 45 minuti. Non mi va di pedalare così tanto dopo una serata con gli amici. E nemmeno prima a dire il vero

Rimanere nella mia zona, cosa che faccio a volte ma che comunque non funziona per gli amici che devono comunque tornare a casa propria.

Stare fuori fino al primo treno che parte verso le 5 di mattina.

Tutto questo, pare, cambierà verso la fine di quest’anno, visto che il signo Abe vuole dare una pennellata di modernità e azionare degli autobus notturni che aiutino i poveri disgraziati che non si sono accorti che si stavano divertendo troppo. Si sono già levate voci di dissenso dalle seguenti categorie:

Proprietari di alberghi dell’amore (carnale) nei quali trovano ricovero le coppie sorprese dalla notte.

Proprietari di alberghi capsula, refugia peccatorum dei ceroni notturni all’ultimo stadio

Tassinari

Ragazzi che invitano a casa propria le ragazze e poi con la scusa che ormai non ci sono più treni ti devi fermare qui da me, tranquilla io dormo per terra e nemmeno ti tocco, ho anche il set per struccare.