La piccola guida alpina di pesceriso: il Kurofu Yama

31 Ott

La giornata più lunga. Io e un mio amico partiamo da Tokyo alle 3 e mezza di mattina di un mercoledì. Direzione nord-ovest, verso il blocco del Kurofu Yama. C’è un trucco per scegliere le montagne da scalare in Giappone: provare a chiedere alla gente se le conosce. In caso affermativo tocca rassegnarsi a camminare mettendosi in fila come se si fosse alla cassa del supermercato (questo succede ad esempio sul mitico monte Fuji), se invece il posto è sconosciuto a tutti, benissimo: si può partire.

Il percorso che facciamo non è lungo o particolarmente duro, ma la vista è meravigliosa e in continuo mutamento. Arriviamo al parcheggio all’alba e lasciamo la Panda 4X4 che ci ha portato per 3 ore da Tokyo sull’autostrada deserta. Perché questo mio amico giapponese ha una Fiat panda 4X4? Non lo so, forse non ci sta del tutto con la testa. Si parte e si arriva sulla cima del monte Kurofu che la nebbia mattutina si è completamente diradata. Vediamo di fronte a noi uno spettacolo maestoso: il vulcano Asama. Poi passiamo per altre cime tutte attorno ai 2400 metri, come quella chiamata ossa di serpente da cui si vede tutta la vallata. Scendiamo poi all’interno della valle passando davanti a una parete su cui verrebbe benissimo una bella ferrata. Pare che in Giappone non sia così diffusa, anche il nome è mutuato direttamente dall’Italiano: via ferrata.

La presenza del vulcano è affascinante e un po’ spaventosa per uno abituato alle alpi italiane. Uno sbuffo di fumo bianco, denso, esce a ciclo continuo dalla sommità, sulle pareti inclinate dolcemente non cresce la vegetazione e lui, il vulcano, mostra la sua terra cruda, marrone-rossiccia. Si percepisce un senso di morte incombente, controbilanciato dall’altro lato della valle, dove le rocce scure si alternano con fiancate coperte di boschi di conifere poeticamente addolciti dai colori autunnali. È una valle in cui la vita e la sua negazione si guardano in faccia. E starci in mezzo è bello in un modo strano, che incute rispetto. Ho avuto l’impressione che le montagne da noi in Italia siano un luogo destinato alla vita degli uomini, di chi le sceglie come casa, invece qui chi ci abita sono gli spiriti dei sennin, degli oni, dei tengu e delle altre creature mitologiche. Non ci sono paesini di montagna, non ci sono malghe, vacche o rifugi, e in alcune zone si sente l’odore sulfureo del sottosuolo, le rocce che affiorano sono di un giallo irreale, e l’erba non si azzarda a crescere. C’è solo la natura incontrollabile, e i cartelli fanno presente che il vulcano potrebbe eruttare in qualsiasi momento.

Dopo aver riscavallato la valle in un altro punto, non resta che finire la gita con una immersione nelle terme naturali, medicina per il corpo, per la pelle e per il cuore. Adesso sono pronto a tornare a Tokyo, il posto più affollato che abbiate mai visto.

Questo il percorso

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2 Risposte to “La piccola guida alpina di pesceriso: il Kurofu Yama”

  1. Mammamio 15 novembre 2013 a 09:51 #

    Delizioso!

  2. Stefano Sacchetti 17 dicembre 2013 a 09:56 #

    e una foto delle terme naturali non la metti?

    PS hai un blog superfigo.

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