Del viaggio di Ferdinando

30 Ott

Oggi ho finito di leggere un libro che di sicuro rimarrà tra i miei preferiti perché ha troppi elementi che colpiscono le mie passioni. Innanzitutto è un diario di fatti realmente avvenuti, e poi racconta di avventure per mare, di ammutinamenti, di violenza e pace, di popoli sconosciuti, di ignoto, di rapporto con questo, di lingue straniere, di difficoltà sovrumane.

È il racconto del primo viaggio intorno al mondo, dalla Spagna alla Spagna, testimoniato da Antonio Pigafetta, imbarcato sulle navi di Fernão de Magalhães, il primo navigante a provare l’impresa che non potrà completare perché morto ammazzato nel corso della stessa.

Il libro è fantastico anche (e soprattutto, secondo me) per la lingua usata: un italiano del 1500 infarcito di venetismi visto che Pigafetta era vicentino; e poi fa capire la mentalità di quei personaggi europei lanciati all’avventura: uno strano miscuglio di senso pratico, istinto commerciale, invasamento religioso, furfanteria violenta, opportunismo, coraggio e vigliaccheria. Dopo aver costeggiato l’America del sud, le navi trovano un passaggio a sud e da lì si lanciano nell’Oceano Pacifico senza avere idea di cosa troveranno, e finendo a mangiare i vermi del legno e i topi della nave per scarsità di viveri. Finalmente arrivano in Asia e trovano i popoli variegati che ne abitano le isole. Nell’approccio con una nuova terra, la prassi prevede un ingresso trionfale dal mare con colpi di bombarda per impressionare gli indigeni, lo sbarco con regali per il notabilato locale, che spesso vive nudo, e poi il “mercadantare” cioè scambiare beni europei con ori e spezie. Il tutto condito da conversioni in massa al cattolicesimo, che vanno di pari passo con l’annessione all’impero spagnolo. Nel caso di popolazioni restie al commercio scatta il piano B: distruzione arbitraria di case, massacri di massa fino a che i selvaggi giungono a un migliore consiglio. In uno di questi scontri muore il capitano ma la spedizione procede: Pigafetta continua a descrivere le coltivazioni, le abitudini sociali e religiose delle etnie, e per ogni popolazione redige un piccolo dizionario. Quando arrivano nelle isole indonesiane il dizionario include parole di radice sanscrita, poi araba perché i mori erano già impegnati nel commercio, e insomma sembra molto l’indonesiano di oggi. Naturalmente un non otaku delle lingue può saltare queste pagine senza troppi rimpianti, ma per me sono interessanti quanto il resto del racconto.

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3 Risposte to “Del viaggio di Ferdinando”

  1. bamako 1 novembre 2012 a 00:44 #

    Bello. Voglio leggerlo.

  2. Ilo* 12 novembre 2012 a 22:05 #

    Hai condiviso qualcosa di meraviglioso!

    E fantastico feedbooks!

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