Norio Nagayama

18 Ott

Se volete sentirvi profondamente europei, italiani, difensori dei diritti dell’individuo e, in generale, umanisti, potreste discutere della pena di morte con un giapponese. Qui la decisione di uccidere un colpevole non solo esiste nell’ordinamento giudiziario, ma è presa ed eseguita in modo molto frequente.

Recentemente mi hanno consigliato un documentario, trasmesso dalla NHK, che ripercorre la vita di Norio Nagayama, un pluriomicida.
La sua esistenza è una storia di abbandono, violenza, assenza totale di qualsiasi affetto: nasce in una famiglia poverissima il cui padre si dilegua ben presto per rovinarsi al gioco, da piccolo viene picchiato brutalmente dai fratelli maggiori e la madre lo odia e lo malmena perché gli ricorda il marito. Poi, un inverno particolarmente rigido, la madre abbandona i bambini al loro destino e al freddo dell’Hokkaido e se ne va di casa. Norio subisce ogni sorta di angheria e l’unica sorella con cui aveva un rapporto umano finisce all’ospedale psichiatrico, lui viene quindi utilizzato come sacco da boxe dai fratelli e comincia a sviluppare istinti suicidi. Quando racconta la sua vita le parole ricorrenti sono “ero solo al mondo” e “mi sono sempre chiesto: per quale motivo sono nato?”, ha paura degli altri esseri umani, la grammatica della sua esistenza non conosce l’amore o il rispetto. Si trasferisce a Tokyo negli anni ’60 e cerca di lavorare, rendersi indipendente, ma la sua indole non gli permette di normalizzarsi, dorme per strada, tenta più volte il suicidio, poi, a 19 anni, un giorno si procura una pistola e uccide 4 persone in pochi giorni. Vive il proprio arresto come una liberazione.

Uno psichiatra si interessa al caso e comincia a registrare i colloqui che ha con lui, raccoglie 100 ore di racconto in prima persona da cui appare chiaro lo squilibrio psicologico e l’accumulo di violenza che come un magma ha finito per esplodere. Questo psichiatra lavora alacremente ad una perizia molto dettagliata che però in sede di giudizio non viene acquisita e Norio nel 1987 viene condannato a morte dalla cassazione. Durante la reclusione il condannato studia, si appassiona alla lettura e scrive 7 libri che diventano best seller e i cui diritti devolve alle famiglie delle sue vittime, che non accettano questa compensazione. Perdona la madre e le scrive delle lettere solo in katakana, visto che lei è praticamente analfabeta.

Nel 1997, comunque, arriva il giorno del suo assassinio e lui muore regalando il sollievo ai parenti delle vittime. Nella sua cella trovano il testo della perizia psichiatrica, usurato, sottolineato e ricopertinato con la massima cura.

Qui c’è il documentario, che è in giapponese.

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

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4 Risposte to “Norio Nagayama”

  1. Tiger Frank 21 ottobre 2012 a 12:36 #

    INTERESSANTISSIMA sta cosa….. me la bevo subito.

  2. Alfonso Bronzin 21 ottobre 2012 a 21:11 #

    Cavolo, che pezzo!

  3. Ilo* 24 ottobre 2012 a 20:12 #

    Molto interessante, grazie del suggerimento.

Trackbacks/Pingbacks

  1. Diritto, legge e giustizia al cinema – Pena di morte edition | il diritto c'è, ma non si vede - 29 luglio 2013

    […] Questa volta su una vittima della pena di morte. Il blog pesceriso (consigliato!) ne ha fatto una recensione, da cui riportiamo un passo […]

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