La forma della città, capitale d’oriente

4 Set

 Non sono un architetto e non ho studiato niente a riguardo, ma ho passato tutta la vita abitando in case, edifici, città, posti fatti di architetture, quindi una idea me la sono fatta. Ci sono città che amo perché, in un modo o in un altro, hanno una loro bellezza, e Tokyo è un posto che, a saperla vedere, ha una grazia particolare anche se, di primo acchito, non sembra proprio bella.

La particolarità di Tokyo, però, è che cambia continuamente, e basta assentarsi un attimo che interi quartieri hanno cambiato faccia, edifici o caseggiati sono stati demoliti e sostituiti da altri, di solito più grandi. Ecco, questo è un fatto che mi preoccupa. Quest’anno una parte di Shibuya che era stata rasa al suolo si è trasformata in un edificio mastodontico che si chiama Hikarie.

La scala di questo manufatto è semplicemente ciclopica. Si entra, si sale fino all’undicesimo piano, si guarda fuori e tutta la città appare lontana, lì in basso, ma non si è nemmeno a metà dell’altezza del complesso in cui ci si trova. Io mi ci sono sentito veramente piccolo. Ho pensato che ci dovrebbe essere un limite alle dimensioni degli edifici, per il semplice motivo che se cominciano a non essere più in scala con l’uomo, allora questo si sente spaesato, abbandonato come potrebbe esserlo nel mare aperto o in un bosco di cui non si vede l’uscita. Io tendo a sentirmi a disagio, insomma, e mi viene il sospetto che la bellezza delle città italiane stia proprio nella sua dimensione che non intimidisce le persone, ma le accoglie.

Insomma per questa volta passi, ma non voglio vedere altre Hikarie qui a Tokyo.

2 Risposte to “La forma della città, capitale d’oriente”

  1. advgiapponese 4 settembre 2012 a 09:27 #

    E invece ti dirò che secondo me spacca, anzi te la butto li, birretta con vista tramonto come la vedi? Anche se l’altra volta non mi è parsa economicissima…

  2. marcoboh 4 settembre 2012 a 12:49 #

    io, che invece sono un architetto, ma penso che un giudizio sull’architettura lo debba dare chiunque (come chiunque può dare un giudizio sulla nona di beethoven), sono d’accordo. gli edifici alti, al più, devono essere pochi, se non pochissimi: le cosiddette “emergenze”, ossia quelli che emergono dal tessuto ordinario fatto di case (e anche non case) che dà la forma alla città.
    le emergenze sono invece come segnali, posti dove succede qualcosa di straordinario, come le cattedrali o le torri civiche della città antica; ma se tutto è straordinario, non lo è più niente.

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