La mostra fotografica che c’è ma non c’è

28 Giu

LA STORIA

Da sempre l’invasione militare e la brutalità sessuale sono un’unica cosa. Le truppe inviate a conquistare una terra fanno schiavi gli abitanti e merce sessuale le loro donne. Nel caso dell’invasione della Manciuria l’armata giapponese, molto pragmaticamente, sequestrò un grande numero di donne coreane e le portò con sé per farne schiave sessuali durante la conquista della Cina. Il termine scelto per indicare queste vittime si può tradurre con “donne di conforto” 慰安婦.
Dopo la guerra a queste donne non è mai stato permesso di tornare nei luoghi d’origine e le superstiti vivono ancora in Cina una vita emarginata e miserabile.

IL FOTOGRAFO

Ahn Se-hong, un fotografo della Corea del sud (ironia della sorte, il carattere del suo cognome è uguale a uno dei caratteri usati per “donne di conforto”), ha svolto un lavoro di ricerca fotografica sulle vite di queste vittime, e ha proposto le sue opere alla galleria Nikon di Shinjuku, Tokyo, che ha organizzato una mostra su questo tema programmata per questo mese.

GLI ESTREMISTI DI DESTRA

Ma a quanto pare in Giappone c’è chi si attribuisce il diritto di impedire la diffusione della verità storica per quello che è stata. Gli uyoku, estremisti di destra, hanno minacciato la galleria Nikon che prontamente ha disdetto la mostra, impaurita dal baccano che i nazionalisti avrebbero organizzato. Nel comunicato stampa della Nikon si fa presente che tra gli obiettivi della ditta non compare la diffusione di messaggi politici.

IL GIUDICE E L’EPILOGO

Dopo la querela di Ahn, il giudice giapponese ha decretato illegittima la sospensione della mostra. Oggi sono andato a vederla. Non ho mai visto delle foto in un’atmosfera più tesa: all’ingresso gli addetti controllano le borse, fanno passare sotto un metal detector, si è controllati da decine di uomini dello staff. È una situazione completamente irreale per un paese pacifico come il Giappone, non ho respirato quest’aria nemmeno alla prima del film Yasukuni. Nel sito web della Nikon non compare la mostra e a Shinjuku non ci sono poster, indicazioni chiare, nemmeno le solite cartoline promozionali in distribuzione.

L’impressione è che i responsabili della galleria abbiano fatto il possibile per barcamenarsi tra la sentenza e le ire dei mistificatori di destra, facendo credere a questi ultimi che la mostra non abbia avuto luogo.

La mia impressione finale è stata di scoramento.

6 Risposte to “La mostra fotografica che c’è ma non c’è”

  1. f. 28 giugno 2012 a 15:25 #

    Il sito della testata la repubblica non è aggiornato agli ultimi sviluppi.
    http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/giappone-annullata-la-mostra-sulle-schiave-sessuali-di-guerra/99475?video=&ref=HRESS-28

  2. Riccardo 30 giugno 2012 a 02:13 #

    Allora è davvero da vedere.

  3. TIGERFRANK 30 giugno 2012 a 14:55 #

    passoparola

  4. Chiara 8 luglio 2012 a 22:13 #

    Ciao Flavio, ti ho visto poco fa su NHK nel programma “Cool Japan” dove insieme ad un’amica giravi per Akihabara. Sono contenta di aver scoperto il tuo blog, ora mi farò un po’ di affaracci tuoi leggendolo.È sempre bello leggere qualcosa sul Giappone scritto da chi ci vive e lavora, in Italiano poi è ancora meglio! Purtroppo per me il Giappone resta ancora un sogno nel cassetto, ma darei tutto per vedere un incontro di Sumo – di cui sono una grande appassionata – al Kokugikan o assistere all’allenamento di qualche Rikishi in un Beya! Mamma mia, non ci posso pensare! Anche andare ad Okinawa, l’isola che diede i natali al Maestro Funakoshi sarebbe bellissimo (per un karateka è come Lourdes) e poi Akihabara, il quartiere dove ti hanno fatto vedere alla tv, anche se so che lì finirei subito in bolletta,la mia parte nerd avrebbe il sopravvento! Un commento un po’ troppo lungo, lo so, però ci tenevo a mandarti un grosso saluto dall’Italia! Buon lavoro!

  5. nishangainberlin 9 luglio 2012 a 08:29 #

    …il carattere del suo cognome è uguale a uno dei caratteri usati per “donne di conforto..

    questo aspetto particolare della storia inquietante, io non lo vedo come una manifestazione ironica della sorte, piuttosto come la possibile partenza per un percorso seriamente riflessivo che riguarda il mistero delle nostre scelte e quindi del nostro destino
    molto interessante – as usual – Grazie

  6. murasakinonikki 16 luglio 2012 a 11:25 #

    Per me, avendo scritto la tesi di laurea sull’argomento, è sempre molto sconfortante leggere come ancora si tenti di cancellare questa parte della storia giapponese.

    Ricorderò sempre una frase detta da una studentessa giapponese durante la mia permanenza a Tokyo: “Secondo me è giusto che non si parli troppo di questi argomenti (anche sui libri di storia…) perché altrimenti si rischia che le giovani generazioni non amino il nostro paese”

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