OMATSURI

1 Giu

Da quando vivo a Tokyo ho sempre partecipato ai Matsuri. Dalla prima volta che ne ho visto uno, ho pensato che per me solo guardare non sarebbe stato abbastanza, e così da anni prendo parte al Sanja Matsuri, l’evento più speciale di Asakusa.

Che cosa è il Matsuri? Ho deciso che l’espressione per tradurlo è “festa patronale”. La divinità del luogo viene trasportata in giro per il quartiere in un piccolo santuario portatile, un palanchino appoggiato sulle spalle dei partecipanti che lo fanno ondeggiare a ritmo. Una pratica religioso-comunitaria piuttosto archetipica, a pensarci bene.

La settimana scorsa, per invito del mio padrone di casa, sono stato chiamato a fare il mio dovere nel Matsuri del nostro quartiere, Yushima.
Per due giorni lo scorrere del tempo prende un ritmo arcaico, strascinato, lo spazio ha un altro valore, le strade sono invase dalla gente che forma il corteo e si muove con calma, con tutta la forza che ognuno sente quando fa parte di un corteo. L’atmosfera e la vicinanza umana sono festose, tutti attaccano discorso con tutti, specie con gli sconosciuti, si è in un giorno di rottura del quotidiano, di fuga dagli schemi. Il comitato di quartiere usa i soldi che ha raccolto dai contribuenti volontari per organizzare la festa, pagare il cibo e le bevande. Per purificarsi si beve sakè giapponese dalla mattina, davanti al santuario, e poi birrette per tutta la giornata, quando c’è una pausa, appena appoggiato il palanchino da dietro arriva il nostro piccolo furgone carico di birre gelate e tè. Tutto è ridistribuito, un comunismo delle origini simboleggiato anche da un unico capo di vestiario comune a tutti, la casacchetta con le insegne del nostro quartiere.

Portare i palanchini, e farlo davanti al punto finale della parata, di fronte al tempio, piace molto agli yakuza che infatti affollano ogni buon Matsuri che si rispetti. Per loro è un’occasione speciale, il giorno della rivalsa in cui mostrare i tatuaggi non è tabù. Quando la processione dei palanchini (ce ne sono decine, uno per ogni caseggiato) arriva di fronte al sancta sanctorum, dentro il santuario di Yushima bello come non lo è stato mai, addobbato da festoni, pieno di gente e immerso nella musica ipnotica di flauto e percussioni, tutti vogliono farsi belli trasportando il mikoshi. Alcuni Yakuza cadono in una specie di trance: è il momento in cui si verificano spinte, strattoni, incidenti, botte, risse e, in qualche caso, i decessi. Ma basta stare attenti e non invadere lo spazio vitale degli altri.

Il Matsuri per me è una rappresentazione simbolica potentissima della visione del mondo giapponese: il rispetto rigidissimo della gerarchia e dell’organizzazione prevede il contributo volontario dei singoli, ognuno secondo le proprie possibilità. Il senso della condivisione comunitaria si basa sulla generosità nell’aiutare il prossimo senza tirarsi indietro, portando insieme ad altri un peso enorme e doloroso, dandosi il cambio in continuazione fino alla meta. Dal mio punto di vista approfitto (come succede spesso) del mio status galleggiante di straniero: cosa che riempie i miei ospiti di entusiasmo e che li spinge a domandarmi inevitabilmente: “Ti piace il Giappone? Ti piace il Matsuri?”

Domanda inutile perché basterebbe leggermi la risposta in faccia.

3 Risposte to “OMATSURI”

  1. Riccardo 2 giugno 2012 a 03:55 #

    Mostra i segni sulla spalla… sempre che tu li abbia…😀

  2. beppe 2 giugno 2012 a 04:55 #

    bellissimo post! grazie! dal mio punto di vista occidentale mi hanno un po’ sorpreso due cose:
    – “purificarsi” con sake e birrette fredde tutto il giorno
    – gli yakuza che possono mostrare i tatuaggi, cio’ vuol dire che non hanno poi questa paura di venire riconosciuti dalle forze dell’ordine…

    comuqnue sembra una manifestazione molto molto bella! complimenti!

  3. Daniele 11 giugno 2012 a 10:41 #

    Due anni fa ho assistito proprio a questo matsuri quando ero in Giappone. Stavo passeggiando per Asakusa quando sentii un gran marasma e sullo stradone c’era questa “processione”. Un caso che tu ne parli nel tuo blog. Grazie

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