TOKYO FRONTLINE 2012

23 Feb

Sono uno a cui l’arte piace. Mi piace la fotografia, i colori, le idee che dopo che le ho viste mi risolvono la giornata. Oggi sono andato alla cerimonia di apertura di questa mostra collettiva di artisti principalmente giapponesi (con qualche cinese) che dovrebbero rappresentare i livello più avanzato di avanguardia artistica nel campo della fotografia e dell’arte visiva in questo paese.
C’è un problema di fronte a cui mi trovo quando vado alle mostre d’arte da qualche tempo: sono spesso deluso. molto spesso. quasi sempre deluso, e mi dispiace. Raramente le opere che vedo mi sbattono addosso energia o qualcosa di simile all’ispirazione. Oggi gli artisti esposti mi sembravano stanchi, bolsi, ripetitivi. Ho parlato con alcuni di loro, anche con quella che forse è la più conosciuta all’estero, Natsumi Hayashi. Sì, l’idea di scattare degli autoritratti in levitazione è carina, ma dopo che l’abbiamo condivisa e ce la siamo mostrata sui social network che cosa rimarrà?
Notare principalmente la favolosa qualità della stampa delle foto ti fa pensare che forse il soggetto contenuto non è così rilevante e che dell’immagine in sé non ti ha colpito quasi niente.
Insomma me ne sono andato abbastanza demoralizzato, nonostante mi abbiano offerto del vino frizzante fatto con il sake. Che poi mi è sembrata una buona metafora di quello che ho visto: roba pretenziosa fatta con un sacco di risorse il cui risultato non è né carne né pesce.

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6 Risposte to “TOKYO FRONTLINE 2012”

  1. thomas 24 febbraio 2012 a 11:33 #

    l’altro giorno con un amico si parlava dei beatles se fossero usciti oggi, il video di Michelle girerebbe su facebook per un paio di settimane, poi via, “We all live in a yellow submarine” potrebbe essere uno status apprezzato ma il giorno dopo nessuno se ne ricorderebbe più, john lennon con yoko ono al massimo ci farebbe una videochat. ridevamo. per dire: secondo me oggi è davvero difficile che qualcosa attecchisca davvero, già l’idea di fare una mostra con delle immagini ora che le immagini possono girare tranquillamente online non ha più molto senso. anche per chi guarda: è troppo sicuro e placido stare davanti allo schermo e pensare di poter vivere così un’esperienza artistica, alle mostre dovrebbero sfruttare il fatto che c’è lì gente viva in carne ed ossa, non proporre delle gallery (che già le mostre in generale son cose terribili).

  2. Riccardo 25 febbraio 2012 a 01:54 #

    Finché alle mostre ci vanno gli intellettuali annoiati come te sono sicuro che la creatività sconvolgente che si è vista nel passato, nel passato rimarrà. Per fortuna le opinioni sono varie… 🙂

    • f. 25 febbraio 2012 a 03:43 #

      Riccà, mi sono annoiato alla mostra, non lo ero prima!

      Attendo la tua opinione riguardo alla mostra. Vai a vederla, poi mi dici che ne pensi.

  3. anr102 27 febbraio 2012 a 07:28 #

    Quello che dici, Thomas, ma anche anche Flavio, secondo me non é vero. Se mi paragoni lo stare davanti a un computer = andare ad un mostra, finisce tutto. Dire che se l’ho vista su facebook non serve andare alla mostra, allora l’arte non ha piu’ senso. Paragonare la cosa vera a quella su schermo.
    Non esiste piu’ la differenza tra arte e arte applicata. Se io mi attacco un poster della Gioconda in camera, ha lo stesso valore del dipinto reale. E’ uguale. A che serve avere l’originale. Se compro un cd non serve che vado al concerto. L’ho ascoltato.
    Non é il mezzo di comunicazione (es. facebook) che sminuisce le cose.
    Per me funziona nella maniera opposta: vedo una cosa sul web, mi incuriosice e la voglio vedere dal vivo.
    Se i Beatles fossero usciti oggi avrebbero avuto forse lo stesso successo. Poi ovviamente dimenticati. Come tutto. E’ giusto che sia cosi. Sicuramente ai tempi dei Beatles c’érano anche altri gruppi che magari gli rompevano le natiche, ma non c’éra internet e i social network. Sono rimasti ignoti. Cosa improbabile. Non impossibile.

    Il problema non é la diffusione dell’arte (web – social net.) , sia essa fotografia, grafica, etc. ma il problema é di come noi ci poniamo di fronte ad essa. Siamo abituati a tutto e ci si annoia subito. Dobbiamo essere noi a trovare degli stimoli che ci spingono a essere coinvolti dalle opere, non dobbiamo viverle passivamente e aspettare di trovare sconvolgimento in ogni mostra.

    Il mio discorso é fatto in maniera estesa, generale, poi magari vado alla mostra in questione e mi fa cagare.
    Ho chiuso in bellezza.

    • f. 27 febbraio 2012 a 09:53 #

      Probabilmente mi sono spiegato male.
      Volevo parlare della mostra in questione, non del fatto che l’arte perché si trova su internet non vale più niente, o della riproducibilità della stessa o chissà di che cosa.
      Non ne capisco molto, mi piace vedere delle cose belle e nuove. Proprio per questo sono andato alla mostra, anche se, volendo, forse avrei potuto trovare le opere esposte anche sulla rete.
      Il contenuto del post voleva dire che la mostra che ho visto era, per la grandissima parte, fuffa.
      Come mi è capitato parecchie volte ultimamente, soprattutto negli ambienti più pretenziosi, c’era una grande carenza di idee. Se poi qualcuno mi spiega che le opere che ho visto lì erano fondamentali, sono pronto ad ascoltare le sue argomentazioni.

      • anr102 27 febbraio 2012 a 10:04 #

        Io, dalla frase riferita alla fotografa, avevo inteso che una volta viste le sue foto su facebook, é fatto. Finisce li.
        Comunque lo sai come la penso io riguardo queste cose, sul come sono tutti.
        Detto questo detto tutto!

        Quella di Kuniyoshi invece? Bellissima per quanto mi ha devastato con le sue oltre 400(?) quattrocento (4cento) opere!

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