Onôr e no vergogne

8 Nov

Non sono un tipo eccessivamente nostalgico, e neanche purosangue, ma ultimamente mi manca molto la lingua friulana e tutto il mondo che si porta dietro. È facile rimpiangere posti spudoratamente belli, magari dove c’è il mare, le città d’arte, il clima dolce, invece il Friuli ha delle delizie nascoste, che spesso saltano fuori in autunno. Giunti in questa stagione di solito comincio a pensare alle montagne, alla vendemmia, al salamp e formadi, poi alis cjastinis, alla ribolla e ai tagli nelle osterie sotto natale.
Proprio quando mi trovavo in questo stato d’animo, due giorni fa mi è capitato di incontrare una mia vecchia conoscenza: il professor Shinji Yamamoto. Lo conobbi circa quattro anni fa tramite un suo studente e mio amico, al dipartimento di italianistica di una bella università di Tokyo. Il professor Yamamoto è, per quanto io ne sappia, l’unica persona capace di parlare friulano per averlo studiato sui libri. Infatti è precisissimo nella grammatica ed erudito nel vocabolario. Tra di noi non abbiamo mai parlato in italiano, solo nella marilenghe che depurata delle bestemmie ha un che di birra analcolica. Adesso che ci penso il professor Yamamoto è l’unica persona che conosco non nata nella patria del Friuli che possa parlarne la lingua, nemmeno mio padre che ci vive da 35 anni la sa veramente. Il sensei mi ha detto che ultimamente non ha occasione di usarla, e io ho pensato che potremmo fare degli incontri a tema, come delle ripatriate; per adesso ci vedremo la settimana prossima a una conferenza sui dialetti slavi della Val di Resia. Prima di venire qui pensavo che arrivare a parlare in friulano con un giapponese fosse la cosa più surreale immaginabile, adesso che sono arrivato a questo punto attendo con impazienza quello che la vita mi presenterà.

14 Risposte to “Onôr e no vergogne”

  1. marcoboh 8 novembre 2011 a 16:27 #

    meraviglioso!

  2. alessandro 8 novembre 2011 a 17:48 #

    Davvero fantastico, grazie per queste perle

  3. Gjuliute 8 novembre 2011 a 19:52 #

    I ti pensi mangjant une fete di frico cu la polente e un biel cjadin di lidrìc cul poc (…magari che al fos cu lis fricis!).

  4. nishangainBerlin 8 novembre 2011 a 20:51 #

    bel post e chiusa invidiabile!

  5. fede 8 novembre 2011 a 21:16 #

    ce biel, ben pojade!

  6. Hachi 9 novembre 2011 a 10:06 #

    La realtà supera sempre di gran lunga la più sfrenata delle nostre fantasie! Grazie per i post ^_^

  7. Fameee 9 novembre 2011 a 10:37 #

    Alore ti spetin, cà al è di cjapà su cinquantin!!

    To fradi e to mari… to pari al cjale

  8. Murasaki 9 novembre 2011 a 13:05 #

    Certo che la vita riserva sorprese davvero singolari…

  9. stefano 11 novembre 2011 a 08:31 #

    scusa fammi capire…

    A Tokio c’è una “conferenza sui dialetti slavi della Val di Resia”?

    Sti giapponesi hanno dei grossi problemi…

  10. Miriam 11 novembre 2011 a 16:30 #

    Su “Pesceriso” associo il Giappone ai miei cugini di Tolmezzo.
    Qui si respira la stessa aria frizzante dei boschi friulani che ho visitato diversi anni fa.
    L’acqua ghiacciata del Tagliamento, il cielo azzurro d’agosto e il cuore grande della gente del Friuli sono intrecciati nei miei ricordi.
    Miriam

  11. Giulia 16 novembre 2011 a 10:11 #

    Che meraviglia!!
    Adesso mi sento meno sola, con una scorta di frico made in Friuli stipato nel mio tristissimo frigorifero da dormitorio universitario tokyota.

  12. Lara 18 novembre 2011 a 09:27 #

    Ce gust lei chistu post!

  13. Rubens 21 novembre 2011 a 10:26 #

    E’ giunto il momento di aprire un Fogolâr furlan in quel di Tokyo.

    • catrafuse 30 novembre 2011 a 19:22 #

      grant profesor Yamamoto, lu ai cognossût quant o studiavi lenghe rumene a Udin!

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