CRONACHE DALL’ISOLA FORMOSA: 2. Il signor Ho Lian Chuan

11 Ott

Uno degli incontri più interessanti che ho fatto a Taipei è stato con il nonno dell’amica che mi ospitava. Conoscerlo mi ha fatto capire qualcosa della frammentarietà linguistica dell’isola.
Appena ha saputo che a casa di sua nipote c’era un parlante giapponese, il signor Ho le ha imposto di portarmi a casa sua. Sono arrivato in un giorno speciale, il giorno in cui i taiwanesi bruciano fogli chiamati d’oro e d’argento in dei bracieri come offerta agli antenati e agli dei. Sua moglie aveva preparato delle delizie imbandite sul tavolo davanti all’altare domestico e abbiamo mangiato tutti insieme.
Il signor Ho ha un’età indefinita ben sopra gli 80, ha frequentato la scuola giapponese a Taipei durante l’occupazione e a parlarci sembra un signore di Asakusa, anche se non ha quasi mai occasione di usare il giapponese, infatti i suoi compagni se ne sono andati tutti. Fino all’anno scorso visitava Tokyo una volta l’anno, ma adesso ha problemi di deambulazione e deve stare a casa. La mia amica non può comunicare bene con il nonno perché lui parla solo taiwanese e giapponese, e lei parla correntemente solo il mandarino, la lingua ormai impostasi massicciamente a Formosa. Il risultato è che con il nonno ci parlo più fluentemente io che i nipoti, cosa che mi ha fatto una certa impressione.
Rimango a casa dei nonni per un po’, mangiando quelle cose buonissime, chiacchierando di tutto, incalzato per mangiare con una cortesia giapponese e un’ospitalità taiwanese, e quando è ora di andarcene e vedo il viso del nonno raggiante non stento a credere a sua nipote che mi dice di averlo raramente visto così felice. Incontrare il signor Ho può essere stato uno dei motivi per cui dovevo andare a Taiwan.

2 Risposte to “CRONACHE DALL’ISOLA FORMOSA: 2. Il signor Ho Lian Chuan”

  1. Matteo G. 14 ottobre 2011 a 12:13 #

    Condividi con noi sempre esperienze davvero interessanti. In questo tuo post noto fortemente uno stile di scrittura prossimo a quello di Murakami, anche se magari è solo una mia impressione.

    Ti ringrazio per quel che scrivi, attendo altri resoconti su Taiwan o su una Tokyo in veste autunnale.

  2. giusymar 19 ottobre 2011 a 18:57 #

    Ma che piacere leggere questo post.
    Grazie
    E’ un mondo a me così lontano, e trovo molto interessante, scoprire che ci sono persone che nonostante facciano parte della stessa famiglia, hanno difficoltà a comunicare a causa della lingua

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