I Giapponesi

19 Mar

Un amico mi ha chiesto come reagiscono i giapponesi a tutto questo. Quali sono le loro reazioni, i loro stati d’animo.
E’ una domanda difficile, ma provo a darvi un quadro relativo alla mia visione.
Visto da lontano, e a volte anche da vicino, il Giappone sembra monolitico, unitario, i suoi abitanti accomunati da principii sociali, religiosi, morali granitici e uguali per tutti. Dico una banalità, scusate, ma questo è un posto popolato da persone tutte diverse, come lo sono sempre gli esseri umani. Non lo dimenticherei.
Detto questo, vedo diverse reazioni ai problemi che stiamo attraversando ora. In generale, la gente che abita nella zona di Tokyo, i miei amici, hanno più paura del terremoto che delle radiazioni. L’undici marzo c’è stata la scossa più violenta che chiunque avesse mai provato, una grossa zona del nord ne è rimasta sconvolta per sempre, ci sono state migliaia di morti, molta gente ha subito lutti in famiglia o tra gli amici, perché la popolazione di Tokyo è fatta di persone che arrivano da tutto il Giappone. La sconquasso tremendo che tutti hanno sentito ha ucciso: questo è uno shock molto più profondo della paura della contaminazione atomica: le radiazioni non si vedono, ma quando la terra trema, a tutti torna addosso la paura provata venerdì scorso. Una paura profonda, atavica, che tocca una percezione animale anche nell’uomo, che spinge istintivamente a scappare ma senza sapere bene dove. Questa è la ferita più grande per i giapponesi, ora che le scosse continuano.

Le reazioni
Molti, nel nord, cercano di fare il possibile per aiutare i terremotati. Cucinano il riso e lo portano nei ricoveri, assieme ai generi di prima necessità che scarseggiano tra queste masse rimaste senza più niente. Tutta la popolazione ha fatto un grande sforzo per ridurre il consumo di energia elettrica che è stata razionata negli ultimi giorni. Questo provvedimento è stato preso in modo non molto efficiente, bisogna dire, e gli annunci di sospensione programmata della fornitura sono stati smentiti, cambiati, revocati, riconfermati varie volte. Questa è l’unica cosa su cui ho sentito lamentarsi alcuni abitanti delle zone interessate.
Tokyo rimane ora in uno stato surreale. La gente continua a lavorare ma a velocità ridotta: non si fanno straordinari, tutti tornano a casa presto, attraversando quartieri bui e silenziosi.

La fuga
Oltre agli stranieri, anche alcuni giapponesi si orientano verso la fuga dalla città. Principalmente chi ha bambini, ha la famiglia di origine in altre zone (soprattutto a ovest), e ha delle possibilità economiche o pratiche (l’ufficio ha chiuso). Queste persone non pubblicizzano la loro partenza perché sanno di essere privilegiate, non invitano a scappare dicendo che la situazione è più grave di quello che ci vogliono far credere, perché questo provocherebbe solo il panico e la frustrazione di quelli che non possono muoversi. Questo atteggiamento è un classico giapponese, il rifiuto di fare “proselitismo”, di pensare di essere gli unici a vedere la Verità rispetto agli altri che sono erranti e necessitano di essere ricondotti sulla retta via. Insomma, in Giappone ognuno sa che le situazioni sono diverse per tutti, e nessuno pretende di avere la risposta onnicomprensiva a tutti i problemi.
Inoltre è un popolo, nonostante quello che si crede, molto abituato alle situazioni precarie, estremamente flessibile (e questo, devo dire, è stato sorprendente anche per me, che pure non ho mai creduto alla rigidità “stupida” dei giapponesi) e lucido, specie nelle situazioni di stress estremo.

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3 Risposte to “I Giapponesi”

  1. alessandra 19 marzo 2011 a 09:52 #

    Sei stato citato da Daria Bignardi, ha letto? Sono contenta: la tua visione personale e discreta, da ospite non ospite della vita e della cultura giapponese può contribuire alla buona informazione. Daria così invita all’informazione reale e soggettiva del blog che ora come ora ha più valore di quella -indescrivibile- della tv.
    Grazie Flavio.

  2. Watanabe 19 marzo 2011 a 13:18 #

    Grazie, perchè è veramente difficile capire dall’Italia cosa provano i giapponesi e come si controllano. E’ uno dei rari casi dove la tragedia è stata ampiamente documentata, ma non ci si è soffermati molto sul popolo e come vive il post-terremoto.

  3. mogliedaunavita 20 marzo 2011 a 09:30 #

    ecco. la cultura diversa, il non tentare di fare proselitismo. di avere la verità. farsi i propri, che a farsi quelli degli altri spesso si sbaglia. impareremo mai?

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