issyukan

18 Mar

Con oggi siamo a una settimana dopo l’inizio di questo martirio.
La situazione della centrale atomica è presentata alla televisione, secondo il mio modesto parere, in modo esauriente e abbastanza chiaro. Gli esperti spiegano il funzionamento, i danni e le procedure per risolvere i problemi che in questo momento stanno impegnando soprattutto i militari. Ieri, durante le operazioni di riempimento dei contenitori con acqua di mare, una telecamera è rimasta fissa sulla centrale, alla distanza di sicurezza di 30 chilometri, in modo quasi noioso, ma confortante, in qualche modo.
La cosa che preoccupa di più i giapponesi, pero’, è la situazione degli sfollati. Alla televisione si vedono madri non ancora disperate che cercano i membri della famiglia tra le macerie, in altri rifugi. Oltre al servizio di raccolta informazioni telefoniche per chi non ha notizie dei suoi familiari, molte vittime parlano alla televisione, mostrando un foglio con il nome delle persone disperse, dicendo dove sono e che stanno bene.
La situazione è molto dura per i rifugiati: mancano medicine, benzina, biancheria, cibo e tranquillità. La solidarietà degli altri mi fa vedere un paese veramente unito, come si dice, nella disgrazia.
Mi sembra di capire che la gente senta più dolore per le persone che hanno perso tutto piuttosto che paura per le minacce del proprio futuro.

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3 Risposte to “issyukan”

  1. gnu 18 marzo 2011 a 00:45 #

    ciao, issyukan google tanslator non lo traduce e google normale rimanda qui a te, ,, sei il primo risultato google di issyukanxxx
    Oggi ho un po’ pregato, eppure sono atea,, pensavo che non ci potrei stare lì, pensavo che di questa forza nemmeno un milionesimo, e se fa male da lontano da vicino rende ciechi e sordi, eppure costretti a guardare e a sentire lo stesso

    • f. 18 marzo 2011 a 06:59 #

      significa UNA SETTIMANA. e si scrive così
      一週間

  2. Federica 18 marzo 2011 a 10:45 #

    La tragedia che ha colpito il giappone e i giapponesi serva a noi da lezione.

    Cito un articolo di Gad Lerner: “Oggi proviamo ammirazione per l’antica capacità nipponica di vivere il cataclisma senza dare in escandescenze. Scopriamo quanto preziosa sia la filosofia della provvisorietà, il senso di una disciplina solidale generata dall’abitudine a convivere col terremoto. Ce ne deriva un insegnamento, a dimostrazione del fatto che la globalizzazione è anche continuo arricchimento culturale, non solo minaccia alle nostre abitudini. Ma dopo i giorni della partecipazione al lutto e della costernazione, per quanto connaturato sia alla specie umana l’istinto della rimozione – soprattutto quando gli eventi si presentino sovrastanti le nostre forze – speriamo possa seguire un ripensamento complessivo delle regole falsamente considerate inesorabili dello sviluppo e della crescita”.

    Detto questo, ricevo in continuazione notizie sulla situazione a Tokyo grazie a delle amiche, conosciute anni fa.

    Mi comunicano tutta la paura e la tristezza che in questo momento le assale.
    Mi preoccupa la condizione dei bambini, rimasti soli al mondo, mi preoccupa il trauma che hanno subito e gli effetti che l’esperienza vissuta avranno sulla loro vita.

    Devo dire che sono rimasta un po’ delusa dalla macchina di solidarietà che qui in Italia si é mossa poco, come se la lontananza attutisse un po’ la gravità della situazione. Penso che più che solidali, la gran parte delle volte siamo ipocriti…

    Continuerò a sostenere questo meraviglioso paese che ho conosciuto e che continuo a conoscere ogni giorno (e seguirò questo blog che ho appena scoperto – merito di Daria Bignardi!).

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