l’umanesimo

15 Mar

Ieri, mentre stavo facevo tutt’altro, mi hanno chiamato da delle trasmissioni televisive italiane per intervistarmi. E’ sempre interessante parlare e approfondire, specialmente in queste situazioni, con persone lontane. Mi sono accorto, però, di una certa tendenza all’elucubrazione. Questo l’ho notato spesso, è una differenza fondamentale fra italiani e giapponesi. In Italia tutto diventa teoria, spiegazione spesso retorica, massimosistemica, per cui si cercano in questo momento i riferimenti al Buddhismo, al Confucianesimo, quando non al codice dei samurai, ai maestri di sushi o, peggio, ai manga e ai cartoni animati.
Io la vedo in modo diverso. Il  Giappone, secondo me, è un paese completamente laico, anche dal punto di vista filosofico. Non ci sono massimi sistemi per spiegare il mondo, ma infinite strade per viverselo.
Sicuramente ci sono, però, degli atteggiamenti che accomunano praticamente tutti, delle regole condivise.
Tutto questo l’ho pensato perché le domande che mi hanno fatto nei programmi della radio riguardavano la compostezza e la dignità dei giapponesi.
Ecco, qui sono tutti distrutti, rosicchiati dall’angoscia, ma se ognuno si concedesse di comportarsi come se fosse l’unico in difficoltà, sarebbe considerato, e si considererebbe lui stesso un egoista immaturo. Sarebbe un comportamento che si rimprovera anche ai bambini, qui.
In ogni azione che si compie, è doveroso pensare in che modo questa influenzerà gli altri, in giapponese si dice 気を遣う, che significa comunicare l’anima, è un filtro necessario nella vita quotidiana.  Capire lo stato d’animo dell’altro è il primo passo da intraprendere quando si instaura una comunicazione. E’ una regola semplicemente razionale, decisa da gente che tiene in grande considerazione le emozioni e i sentimenti: tutti sanno che comunicare paura e disperazione ha un effetto negativo sugli altri. Alcuni italiani forse penseranno che questo comportamento sia freddo, insensibile, da automi, ma secondo me questa è una visione superficiale e preconfezionata. La realtà è che i giapponesi sono troppo delicati, troppo facilmente preda di passioni per poterle lasciare fluire incontrollate, o essere esposti a quelle riversate in modo insensibile dagli altri.
E adesso dico una cosa retorica, la dico? no dai, evito.
Anzi la dico:
per me stare qui in Giappone questi sette anni è stata una palestra dell’anima.
Ecco, l’ho detto.

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7 Risposte to “l’umanesimo”

  1. Alessandro 15 marzo 2011 a 07:08 #

    Vivo il giappone da sempre in un modo molto particolare. Mi ha insegnato tanto il popolo di questoi paese, gli amici conosciuti in questi anni e le tante situazioni vissute con loro. Non ho avuto la fortuna di trascorrere il tempo che avrei voluto trascorrere conm loro, pochi piccoli frammenti negli anni che però mi hanno insegnato tanto ed ancora hanno da insegnarmi tanto.
    Comprendo il tuo stato d’animo. Molto alla lontana lo vivo anche io, qui in italia, impotente ad aiutare come medico ( sono un dottore) questo popolo che in passato mi ha aiutato tanto e che ancora oggi mi ha mostrato professionalmente grande fiducia e stima.
    La fuga…..non credo lo sia….il tuo allontanamento da Tokyo non deve essere vissuto come tale…SO bene che nemmeno ci conosciamo e le mie parole possono lasciare il tempo che trovano.MA credimi non è una fuga…L’unica cosa che credo possano fare persone come te che vivono li e come me che ci sono state, diffondere per bene, come già stai facendo, concetti fondamentali relativi a questo glorioso popolo che spesso viene visto da molti, compreos qui in italia ora, come il popolo del sushi, omini strani e scemi senza sentimento!!!!!
    Parlane con gran voce e fa capire al mondo incolto quanto di grande c’è nell’animo di questo popolo.
    Trasforma il tuo tragico momento in uno spunto di grande riflessione….non sarà una fuga, non lo è….è solo la tua vita, incastonata in un mondo che hai imparato a conoscere e vivere, che oggi ami come seconda patria…
    Scusa se mi sono permesso.
    Gmabare Nippon!!!

  2. ilmiosilenziolosentiraigridare 15 marzo 2011 a 08:12 #

    Ha quasi dell’inquietante il sangue freddo di questo popolo. Un popolo per il quale dover ricostruire tutto daccapo non semina panico, ma al contrario energia, è un popolo degno di essere imitato. Queste persone sembrano essere flessibili come i loro grattacieli, come se avessero costruito anche i loro stessi caratteri con criteri antisismici.
    Li ammiro molto anch’io e sono loro solidale, benché non abbia molti mezzi pratici per dimostrarlo.

  3. merrie 15 marzo 2011 a 08:49 #

    Ecco non c’è da aggiungere altro.
    Se non un Grazie per un pò di luce delicata.

  4. valentina 15 marzo 2011 a 09:22 #

    C’è proprio da ringraziarti Flavio. Mettendo a disposizione il tuo blog ci regali qualcosa di prezioso, ben lontano dall’informazione che giunge qui in Occidente.

  5. Andreoide 15 marzo 2011 a 12:40 #

    Grazie per le tue parole.

  6. Silvia 15 marzo 2011 a 16:47 #

    Hai trovato le parole perfette per dirlo.

  7. roberta cobrizo 16 marzo 2011 a 14:32 #

    mi spiace averti scoperto solo ora.
    grazie. ho afferrato una verità preziosa

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