Al musiqa fil ‘alam al Japaniyya

10 Mar

Mi piace andare a sentire i concerti, forse perché sono un musicista. Non sono uno che dice “ascolto un po’ di tutto”, ma tra le cose che mi piacciono c’è la musica classica.
Oggi sono andato a sentire un concerto, diciamo una specie di saggio di alcuni studenti del quarto anno di un’università di musica, appena laureati. In Giappone non c’è il conservatorio, a suonare si impara privatamente e poi si entra in una facoltà. Il concerto di oggi si tiene nel nell’auditorio di un negozio di pianoforti in pieno centro, a Omotesando. Il programma prevede due sonate di Brahms, per viola e per clarinetto, una brano per trombone e pianoforte di un professore di composizione della stessa università, presente in sala, poi la rapsodia spagnola di Liszt e un concerto per marimba e archi di tal Emmanuel Séjourné, un percussionista e compositore francese nato nel 1961, che non avevo mai sentito. La ragazza che suona la marimba è molto brava, carina, e il pezzo è piacevole, un’ottima scoperta. Mentre ascolto comincio a pensare che introdurre uno strumento così spudoratamente extraeuropeo nella musica classica abbia arricchito molto i compositori, che possono approfittare della ricchezza percussiva di questo xilofonone, e allo stesso tempo evitare troppe modulazioni perché la tessitura delicata della marimba non le valorizzerebbe. Il risultato è spesso una virata sulla musica modale, che tanto piace a noi giovani, mescolata a effetti ritmici innovativi per le sale da concerto europee. Ma sto divagando. Divagando da cosa, poi? Non posso scrivere quello che voglio e perdermi? Mah.
Comunque volevo dire che mi sono sentito poco privilegiato nell’essere italiano; mi sarebbe piaciuto avere le possibilità che hanno gli studenti di musica qui in Giappone. Certo, il paragone è sbilanciato perché io ho vissuto in una città minuscola della provincia, e qui siamo nella metropoli per eccellenza: Tokyo, ma provate a sommare questi elementi:
-essere studente neolaureato e potersi esibire in una bellissima sala del centro,
-avere un pubblico caloroso ed entusiasta composto certo da amici, parenti ma per una buona metà da gente di varie età a cui piace seguire la musica classica suonata dai giovani, in tutto una ottantina di persone,
-un repertorio fatto di classiconi romantici ma anche di brani di contemporanei viventi, roba che di solito negli istituti italiani viene bollata come musica degenere.

Cantante giapponese neolaureata

Pianista giapponese che suona nella sua università.

 

Ecco, tutte queste cose quando io studiavo al conservatorio non me le sognavo nemmeno, e non so se dipende dalla dimensione della città in cui vivevo, dalla condizione economica del mio paese, dall’assenza di produttori di pianoforti interessati a collaborare con le scuole, dall’assenza di scuole interessate a collaborare con i produttori di pianoforti, dal governo o forse (e propenderei per quest’ultima ragione) dal fatto che in Italia la musica è vista come un passatempo per sfaccendati che non hanno ancora capito che nella vita, poi, non te ne fai niente.
Troppo amaro e polemico?

8 Risposte to “Al musiqa fil ‘alam al Japaniyya”

  1. Piero Capelli 10 marzo 2011 a 08:49 #

    Ciao Fabio, complimenti, proprio un bel blog il tuo!
    In merito alla musica, mi permetto un commento qualificatissimo: carina, la cantante giapponese neolaureata.

  2. gabu 10 marzo 2011 a 10:20 #

    Una noticina: ‘alam è maschile. L’aggettivo che lo segue dovrebbe concordare in genere e quindi sarebbe Al-Japaniyy في العالم اليابانيّ anzi Al-Yabaniyy, volendo.

    Bisognerebbe capire cosa succede agli studenti italiani di musica in città più grandi – Milano e Roma – o in città con una forte tradizione musicale. Il secondo caso forse potrebbe essere esemplificato bene da Venezia. Com’era la scena della classica che spacca quando studiavi la musica in laguna? Nel paesino della campagna inglese pieno di università in cui abito sembra che gli studenti di musica siano piuttosto attivi. Oltre a concerti serali di musicisti più espierti, ci sono incontri con introduzione ai brani e concerto ogni mercoledì all’ora di pranzo. Poi li vedo che pedalano allegramente con il violino su una spalla e la racchetta da Lacrosse sull’altra – maledetta crema della società.

    Baci

    • f. 11 marzo 2011 a 02:39 #

      Gabu,
      grazie. Il fatto è che mi piace troppo la desinenza in yya, come le vecchie care scuole religioso-misteriche.

      Ecco, mi sa che sia questo il punto: nel nostro mondo (l’Italia) non esiste la figura di mezzo tra il professionista che si incammina sulla strada del concertismo e la persona che solo a sentire il termine musica classica si addormenta.
      No?

  3. DanielaS 10 marzo 2011 a 10:55 #

    Confermo per esperienza semi-diretta: l’aria che si respira nei conservatori nostrani è claustrofobica e per questo tutti i miei amici musicisti (ben tre dico 3) sono emigrati … perché non mi stupisco?

    Off-topic: ‘sto blog è “troppo ciusto” 😉

  4. Michele 10 marzo 2011 a 11:53 #

    Né troppo amaro né troppo polemico.
    Vai giù duro.

  5. Watanabe 10 marzo 2011 a 13:29 #

    E’ giusto essere polemico, ed è ancora più giusto gridare “ehi in Italia le cose non vanno come dovrebbero!!”
    E’ la frustrazione di chi ha un interesse diverso dal fare soldi a palate, e viene ignorato dalla società.

  6. f. 11 marzo 2011 a 02:35 #

    Ciao Piero sensei!
    Non sapevo che fossi un melomane!

  7. GMR 11 marzo 2011 a 14:56 #

    “Troppo amaro e polemico?” Si. Apparentemente composto, in realtà piagnucoloso.

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