e uno.

13 Feb
湯たんぽ

Una cosa che potrebbe sorprendere chi viene in Giappone è la temperatura delle case. Quando mi sono trasferito qui in inverno non potevo credere alla quantità di spifferi che penetrava nella mia camera, il cui unico sistema di riscaldamento era un condizionatore di quelli che sparano aria secchissima che si raffredda immediatamente. Sono poi passato a un bruciatore a kerosene che aveva la comodità di scaldare il bricco dell’acqua per il tè, ma diffondeva una persistente e insopportabile puzza di distributore. Oltre a rischiare l’incendio del pavimento di tatami.
Sembra strano, ma il sistema migliore per dormire al caldo è la borsa dell’acqua calda, abbastanza di moda anche oggi. Il problema è che la versione giapponese è fatta di metallo, risulta rovente e va avvolta in un panno che una volta è scivolato via nottetempo e mi ha provocato una ustione sul malleolo che conservo ancora oggi, a distanza di anni.
Recentemente mi hanno regalato la borsa dell’acqua calda definitiva: è di ceramica. E’ molto bella e comoda, pesa una cifra e mi fa pensare al “modòn” friulano: un mattone arroventato nelle braci e avvolto in una coperta prima di andare a dormire.
Ecco, volevo cominciare ‘sto blog con un oggetto che per me rappresenta il paese in cui vivo.

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4 Risposte to “e uno.”

  1. Michele 22 febbraio 2011 a 17:21 #

    Oh, bravo che hai finalmente cominciato! Che la costanza sia con te.

  2. sasakifujika 2 marzo 2011 a 09:19 #

    mi piace molto molto.

  3. schatten 3 marzo 2011 a 21:33 #

    Benvenuto. La borsa dell’acqua calda di ceramica mi ricorda per scomodita’ il blocchetto di marmo usato come cuscino che ho visto a Singapore. Non so se la famiglia (cinese) presso cui ero ospite fosse particolarmente eccentrica ma ricordo anche delle lenzuola di plastica tipo finta pelle rossa e una coperta di pelo sintetico. Fuori c’erano 40 gradi umidissimi.

  4. Ivette 18 aprile 2011 a 20:44 #

    Nonna usava il mattone anche lei in inverno, che aveva sempre sofferto di reumatismi, diceva essere una mano santa, assieme ai calzettoni di lana che confezionava coi 4 ferri! Quanti ricordi! Metteva il mattone nello scompartimento laterale della enorme stufa a legna (sul quale metteva bucce di mandarino che sprigionavano quell’odore agrumato gradevolissimo).

    P.S.: Fra le altre cose, la borsa dell’acqua calda la usava anche lei, sai, di quelle in plastica arancione, che se non tappavi bene o si bucavano erano guai per il materasso. La vestiva con sacche di lana coloratissime, mi piaceva molto.

    P.P.S.: Non ricordo di averti ringraziato per aver deciso di condividere con tutti noi appassionati del Giappone (alle volte mi sento una drogata, e non se è un bene o un male in questo caso), quindi, un enorme G R A Z I E!!!

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