Mascherata di ferragosto

20 ago

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È interessante seguire i movimenti e le manifestazioni politiche, ma spesso per capirle è assolutamente necessario entrare in un modo di ragionare fatto di visioni completamente diverse da quelle a cui siamo abituati. Il caso più lampante è, secondo me, la celebrazione giapponese del 15 agosto al tempio Yasukuni.

Innanzitutto la data: è il giorno in cui il Giappone ha definitivamente perso la guerra, nel 1945. Può risultare strano che sia il giorno in cui i nazionalisti giapponesi si scatenano, ma a pensarci bene è il motivo per cui le manifestazioni di questo giorno mettono a nudo un carico di acredine, frustrazione, rabbia accumulata in decenni passati senza che il paese facesse i conti con la realtà della storia né con i propri vicini brutalmente invasi.

Dalla mattina tutto il centro della città è bloccato, eserciti di poliziotti transennano le strade per evitare che i rumorosissimi furgoni dei nazionalisti intasino tutto e raggiungano il tempio della discordia, dove si tiene la celebrazione ufficiale. Anche la commemorazione, a cui partecipano alcuni membri del governo, si basa su concetti fortemente ambigui, visto che si tiene nel luogo in cui riposano le anime dei criminali di guerra, accanto a un museo fascistissimo e revisionista, in un tripudio di peana per i militari giapponesi che hanno fatto il loro dovere in combattimento. Mi colpisce sempre il gran numero di gente comune che raggiunge il santuario il 15 agosto, persone normali a cui si mescola un’umanità disparata che include reduci veri, esaltati guerrafondai nati chiaramente dopo la guerra, gente a cui piace mascherarsi da soldati (cosplayer, di fatto), otaku vari, politicanti, revisionisti, propagandisti, raccoglitori di firme per riprendersi le isole russe, taiwanesi, cinesi, coreane, capetti yakuza, pescatori nel torbido di vario tipo. Lo spettacolo è straniante, sembra una sagra delle contraddizioni. È come se in Germania si organizzasse una commemorazione ufficiale a cui partecipassero i reduci della wehrmacht, gente in uniforme nazista, bandiere con croci uncinate, gente comune, politici al governo e curiosi. Come minimo una parte della popolazione nazionale si indignerebbe, per non parlare degli altri paesi e delle minoranze massacrate. Invece di fronte alle proteste internazionali in Giappone i politici e -va detto- buona parte dell’opinione pubblica si risentono perché ritengono che cinesi e coreani vogliano rivangare il passato in modo pretestuoso per far apparire i giapponesi come i mostri che non sono. Insomma dopo 67 anni siamo ancora in una situazione da cui non si vede l’uscita. Se vi capita di essere a Tokyo il 15 agosto provate questa esperienza surreale: tuffatevi nel cuore nero di pece del nazionalismo giapponese.

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3 Risposte to “Mascherata di ferragosto”

  1. nishangainberlin 21 agosto 2012 at 08:18 #

    cronache sempre interessantissime. Grazie, oggi carico nell´immaginario i Nazionalisti giapponesi !- accanto ai nazisti dell´illinois suppongo – ma, battute a parte, mi lasci degli interrogativi soatanziosi; uno per tutti questo parallelo con i tedeschi visto che per certi versi sono tanto similar. Grazie di esistere Pesceriso!

  2. nishangainberlin 21 agosto 2012 at 08:20 #

    oops..belle foto..as usual

  3. maxtiberiMassimiliano 23 agosto 2012 at 20:18 #

    Sempre ben scritto, come al solito!
    Un intervento chiaro e coinciso a cui dovrebbe adeguarsi molta stampa nostrana quando scrive sul Giappone.

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